Lupi e Boschi, diversi pesi e misure – di Marco Zacchera

In un clima che si avvia a diventare quello natalizio è meglio non sollevare eccessive polemiche, tanto tutti si sono fatti un’idea del caso “Banche” con speciale riguardo a quella dell’Etruria e al coinvolgimento del suo ex vice-presidente, il padre del ministro Maria Elena Boschi. Scontata la bocciatura della mozione che chiedeva le sue dimissioni da ministro, con il M5S che solo il giorno prima si era accordato con il PD per dividersi i giudici costituzionali.

Renzi ha portato a casa giudici politicamente amici, l’opposizione di centro-destra non ha visto eletto nessuno e così anche il controllo della Magistratura da parte del governo è “blindato” nel consueto assordante silenzio del Capo dello Stato che è “garante”: garante di che?

Il resto è melina e forma, nessuna sostanza. Ricordo che Maurizio Lupi si era dimesso da ministro mesi fa per un orologio donato al figlio. Altro stile ed altra personalità, la Boschi è intoccabile e baci per tutti. Vi sembra che rispetto a Lupi vi sia stata uguale serietà di comportamento?

Nessuno sostiene che Boschi sia direttamente coinvolta nel crack e semmai era una questione di opportunità e trasparenza, soprattutto perchè erano comunque uscite notizie dall’ambito del governo sul commissariamento della Banca Etruria solo l’anno scorso, con spettacolari speculazioni sul titolo e affari strepitosi per i “bene informati”. Se poi il padre del ministro è stato multato di 144.000 euro qualcosa pur dovrà aver fatto, no?

Ma Renzi fa, disfa, urla con la Merkel (dubito si sia spaventata…), spara promesse e spesso non le mantiene dimostrandosi comunque un “gigante” rispetto al deserto che ha intorno in un conformismo informativo che spaventa. Renzi ha più poteri di Mussolini nel 1924, ma  per lo meno il Duce lo avevano eletto deputato in libere elezioni, il Matteo nazionale neppure quello.