L’Italia e la Nasa vanno assieme nello spazio – di Roberto Zanni

Quando si pronuncia la parola ‘NASA’ è la stessa cosa che parlare della storia della conquista dello spazio, della Luna, missioni che hanno raccontato l’evolversi dell’uomo attraverso conquiste che solo qualche decennio fa sembravano impossibili. La NASA e il suo centro più famoso, Cape Canaveral, in Florida, dove c’è il ‘John F. Kennedy Space Center’, è una specie di enorme parco divertimenti, dove la gente può andare a vedere da dove partono, o sono partite le astronavi, un ‘DisneyWorld’ dove tutto però è reale. Ci sono le rampe di lancio, ma anche le tribune dove il pubblico può sedersi per seguire dal vivo i lanci, c’è un museo, ma non ci si è dimenticati nemmeno di ricostruire la sala operativa che nel 1969 seguò lo sbarco sulla Luna. Si può avvertire un pizzico di emozione quando il bus per i visitatori inizia il suo giro, in una lingua di terra dove si possono vedere in alto nidi di aquile e di fianco gli alligatori fermi nelle piccole paludi. È l’insieme del futuro, portato all’ennesima potenza, ma anche della natura lasciata così com’era.

E adesso la NASA e tutto ciò che si porta dietro, dalle emozioni all’incognito dello spazio, è in qualche modo più vicina all’Italia. Infatti è stato deciso di avviare un programma di collaborazione tra la NASA e l’Agenzia Spaziale Italiana, un accordo firmato dall’amministratore capo dell’agenzia  statunitense, Charles Bolden e il presidente di quella italiana, Enrico Saggese. Una partnership importante e prestigiosa per l’ASI, realizzata con lo scopo di studiare l’atmosfera di Mercurio in occasione della missione europea, della ESA, l’agenzia spaziale europea, ‘Bepi Colombo’. L’accordo tra le due agenzie riguarda in particolare uno strumento chiamato Strofio, uno spettrometro americano che è stato messo a punto da un gruppo di ricerca coordinato dall’italiano Stefano Livi e programmato per studiare la composizione della atmosfera, che è estremamente rarefatta, del pianeta Mercurio, chiamata esosfera e le sue interazioni con il suolo. Un programma di studio molto importante perché Strofio, che è poi l’acronimo di ‘Start from a rotating field mass spectometer’ è uno dei cinque sensori che compongono Serena che poi è il grande occhio della missione ‘Bepi Colombo’ sull’atmosfera del pianeta Mercurio. È un momento importante, un impegno scientifico profondo da parte dell’Italia che partecipa anche con l’industria aerospaziale, attraverso la Thales Alenia Space.

L’apporto della comunità scientifica italiana sarà molto rilevante con quattro esperimenti sugli undici previsti. La ‘Bepi Colombo’, che prende il nome da Giuseppe ‘Bepi’ Colombo, eminente matematico e fisico italiano del XX secolo, è stata progettata per studiare la composizione, la geofisica, l’atmosfera, la magnetosfera e la storia di Mercurio che è il pianeta più interno del sistema solare e più vicino al Sole stesso. È il più piccolo degli otto pianeti e anche quello che ha l’orbita più eccentrica, vale a dire quella meno circolare. Mercurio, che era conosciuto fin dal tempo dei Sumeri, trae il suo nome dalla mitologia greca, ‘messaggero degli dei’, probabilmente a causa della sua rapidità di movimento nel cielo. Avviata nel 2007 la missione ha l’obiettivo di esplorare Mercurio mettendo in orbita attorno al pianeta due moduli scientifici: Mercury Planetary Orbiter (Mpo), sviluppato da Esa e Mercury Magnetospheric Orbiter (Mmo) sviluppato dall’agenzia giapponese Jaxa. I test sul modello Termo Strutturale (Stm) realizzato da Thales Alenia Space si sono conclusi in aprile, dopo che sono state ricreate le condizioni di luce e di calore che verranno trovate una volta che il satellite comincerà la sua orbita attorno a Mercurio. A questo punto, visto l’esito positivo delle prove, il tragitto della missione prosegue secondo i termini stabiliti e nel 2014 è previsto il lancio a bordo di un ‘Ariane’, l’inizio di una grande e lunga avventura in quanto l’arrivo a destinazione è previsto soltanto nel 2020.

Gli obiettivi primari della missione saranno: 1)studiare l’origine e l’evoluzione di un pianeta che orbita vicino alla propria stella; 2) analizzarne le caratteristiche planetologiche: forma, struttura, composizione superficiale e interna; 3) investigare le proprietà dell’esosfera e le sue dinamiche di interazione; 4) individuare l’origine del campo magnetico e le caratteristiche della magnetosfera; 5) validare le previsioni della teoria della relatività generale di Einstein.