L’Europa si muove sempre più in bici

"Che noia la tiritera sul bravo olandese e sul bravo danese che girano in bici mentre il resto del mondo va in auto. Sembra che pedalino solo loro". L’architetto Matteo Donde’, uno dei pochi italiani esperti in pianificazione della ciclabilita’ urbana, ha la mimica facciale di chi e’ proprio stufo di parlare delle nazioni considerate da tempo a misura di bici. "Questo continuo calcare la mano sulla loro virtu’ – spiega Donde’- diventa una scusa per gli amministratori pigri: Amsterdam e Copenaghen, sento ripetere spesso da sindaci e assessori, sono l’eccezione, e cosi’ dicendo lasciano intendere che da noi il traffico e’ la regola e quindi per le due ruote c’e’ poco da fare. In realta’, a parte i soliti noti, sono montati sul sellino tanti Paesi che nessuno s’aspetta".

L’Ungheria, ad esempio. In sette anni, partendo da zero, ha raggiunto e scavalcato la Danimarca e ora circa il 20 per cento dei magiari sono frequent biker. E’ il risultato di un lavoro di squadra Governo-Comuni: il primo ha investito in ciclabili e cicloposteggi, i secondi hanno lavorato per rendere piu’ scomoda la macchina, riducendo i parcheggi su strada e aumentando il prezzo della sosta. A Budapest, per dire, tra 2004 e 2011 l’uso dell’auto privata s’e’ piu’ che dimezzato, passando dal 43 al 20%. La Slovacchia segue a ruota l’Ungheria (il 10 per cento della domanda di mobilita’ nazionale e’ soddisfatta dai pedali) mentre in Gran Bretagna Bike It, programma pubblico per favorire il percorso casa scuola senza mezzi a motore, ha fatto salire in un solo anno dal 10 al 27% il numero di studenti bicimuniti. Piu’ a ovest, in Spagna, e’ il bike sharing ad aver permesso un deciso cambio di rotta. A Siviglia prima dell’avvio del servizio di bici in affitto (nel 2007) pedalava lo 0,5% della popolazione. Adesso e’ abbonato al rent a bike circa il 9 per cento dei 700mila residenti.

Bruxelles, in Belgio, sta sostenendo una complicata ma efficace rilettura del codice della strada: alcune vie sono diventate a priorita’ ciclabile (ai veicoli a motore e’ vietato sorpassare i mezzi piu’ lenti), le bici sono autorizzate a percorrere in direzione contraria i sensi unici e, in molti incroci, a girare a destra anche col rosso. Le nuove regole non hanno creato problemi alla circolazione e, accompagnate dalla costruzione di infrastrutture ad hoc, fanno crescere la mobilita’ dolce cresca a ritmi del 15% annui.

Numerosissime, invece, sono le citta’ che incoraggiano addirittura la cycle logistic, il trasporto delle merci con le cargobike (un corriere francese nel 2012 ha superato la soglia di un milione di pacchi consegnati con tricicli da carico), Varsavia da cinque mesi sta noleggiando sperimentalmente handbike per disabili (si pedala con le mani) progettate apposta da un campione paralimpico, le tedesche Dortmund e Duisburg saranno le prime aree urbane collegate da una superpista ciclabile, una sorta di autostrada lunga 60 chilometri e larga cinque. "Le best practices- commenta Donde’- sono tantissime, ma la formula magica, come dimostra il caso di Bilbao, e’ una: togli di mezzo il traffico privato e farai strada alle bici".

La citta’ basca, in effetti, ha rigenerato gli spazi urbani pensando esclusivamente a pedoni, tram e bus e si e’ ritrovata, gratis, un 4% di abitanti in sella, nonostante un territorio pieno di saliscendi. In ogni caso, se la riduzione del traffico privato non dovesse bastare, si puo’ sempre copiare l’idea del municipio di Gdynia, nella baia di Danzica: ricompensa con buoni pasto e premi fino a 500 euro chi va al lavoro in bici.