Legge elettorale, Napolitano: ora riforma è un imperativo

Alla fine un risultato i grillini sembrano averlo ottenuto. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio, dopo le plateali proteste dei deputati del Movimento cinque stelle in aula, ha chiesto l’assegnazione della riforma della legge elettorale, in totale stallo al Senato. Approvare una nuova legge, in seguito alla sentenza della Corte costituzionale, ora è "un imperativo", come sottolinea il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricordando la necessità di mostrare "una espressione di volontà attenta a ribadire il superamento del sistema proporzionale". L’unico problema, afferma il Presidente incoraggiando la riduzione del numero dei parlamentari e la modifica del bicameralismo paritario, è "la volontà politica". E stando all’ultima conferenza dei capigruppo di Montecitorio il pallino passa in mano alla Camera. "Li abbiamo convinti. La commissione Affari Costituzionali inizierà la discussione della legge elettorale", ha esultato su Facebook il vicepresidente della Camera grillino Luigi Di Maio. Toccherà ora ai presidenti dei due rami del Parlamento concordare il percorso della riforma della legge elettorale, dopo che la Consulta ha bocciato il porcellum, sia sul premio di maggioranza senza soglia sia sulle preferenze bloccate. "Il presidente del Senato è avvertito. Se dovesse piegare i propri comportamenti alle pretese di partito o di frazioni di partito verrebbe meno al suo ruolo istituzionale e le reazioni sarebbero proporzionate a un comportamento così grave", è il messaggio del capogruppo di Nuovo centrodestra a Palazzo Madama Maurizio Sacconi.

Le proteste dei Cinque Stelle erano iniziate di prima mattina in aula. "Da oggi qui la situazione è cambiata, siamo tutti illegittimi e incostituzionali", aveva dichiarato in aula il deputato grillino Angelo Tofalo. "La Camera è pienamente legittima e legittimata ad operare", era stata la replica della presidente Laura Boldrini accusata di non voler convocare la conferenza dei capigruppo. E anche sulla legittimità del Parlamento si è espresso anche il Capo dello Stato ricordando che "la Corte Costituzionale espressamente si riferisce al Parlamento attuale dicendo che esso può ben approvare in qualsiasi momento una nuova legge elettorale. E non mette in dubbio la continuità nella legittimità del Parlamento". Cinque Stelle a parte, anche tra i partiti il clima è da tutti contro tutti. "I deputati eletti a Montecitorio grazie al premio di maggioranza, sono di fatto decaduti e i seggi assegnati grazie a quel premio, giudicato illegittimo dalla Consulta, dovrebbero essere riassegnati subito tra gli altri gruppi presenti in Parlamento", afferma Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, chiedendo di fatto la testa di 148 parlamentari del Pd. 

"Spiacevole che Forza Italia appoggi la delegittimazione del Parlamento", replica Fabrizio Cicchitto mentre il leader del Nuovo centrodestra Angelino Alfano, da Bruxelles, mette i suoi paletti: ”Non abbiamo aperto al doppio turno. Noi abbiamo una vocazione molto bipolare e pensiamo che occorra fare una scelta". Il segretario del Pd Guglielmo Epifani sottolinea: "Il Porcellum, di cui tutti oggi parlano male, è stato votato dal centrodestra e dalla Lega. Ora tocca a noi trovare in Parlamento i numeri necessari per trovare una legge che abbia due requisiti fondamentali: un’equa rappresentanza e una chiara governabilità. Attorno a questi due capisaldi si troverà il sistema che incrocia le esigenze politiche e parlamentari". Il senatore leghista Roberto Calderoli, padre del porcellum, commenta: "La toppa è peggio del buco".