"Lo dico con affetto e con stima: non vorrei essere al posto di Maroni in questo momento. Mi sforzo di capire anche la sua posizione, che è quella di salvaguardare la tenuta del movimento. Però, di questo passo si va all’autodistruzione": lo dice Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, in un’intervista al Corriere della Sera. E ancora prosegue: "Non c’è dubbio che ci siano state situazioni inaccettabili. Eppure, ci vuole equilibrio. L’applicazione dello statuto non è la soluzione di tutti i mali. Soprattutto, è difficile teorizzare un partito egemone al Nord se questo non è in grado di gestire politicamente il dissenso interno". Riguardo ai risultati delle ultime elezioni il presidente commenta: "Noi siamo specializzati nelle elezioni del territorio. Io stesso ho portato la Lega al 35%. Certo, non si può dimenticare che noi abbiamo sostenuto con fatica e non poche critiche l’alleanza con Berlusconi in vista di un risultato complessivo in cui la vittoria in Lombardia è stata il premio. Ma c’è chi anche dalle mie parti non ha mancato quotidianamente di criticare tale alleanza. E non posso non pensare che se il centrodestra ha perso al Senato per lo 0,4% dei voti, la quota parte del Veneto in questa sconfitta sia stata significativa. Dire questo significa essere berlusconiani? lo credo significhi essere coerenti".
"Penso sia fisiologico – continua Zaia – che in ogni struttura organizzata ci possa anche essere un rapporto antagonistico tra i vertici. Quel che conta è il rispetto dei ruoli. Però, il presidente della Regione non è che possa restare con la paletta in mano a dirigere il traffico. Chi ha un ruolo che deve gestire il consenso day by day non può farlo soltanto attraverso provvedimenti disciplinari o espulsioni. Altrimenti rischiamo di mutuare i metodi del passato. Che però erano gestiti in un contesto storico e umano diverso". Le soluzioni, secondo il presidente, dovrebbero essere quindi: "Il più possibile incruente. Quelle ispirate al buon senso e alla voglia di andare avanti. Non so, si potrebbe dare vita a una sorta di conclave in cui alcuni saggi universalmente rispettati incontrino le parti per definire il modo per appianare le questioni aperte e ripartire più forti di prima".
































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