Le promesse non bastano più – di Giorgio Brignola

Per tutti, la promessa rappresenta un impegno morale di dire, o fare, operazioni d’altrui utilità. Il termine assume un differente aspetto quando è utilizzato in politica. Quella italiana in particolare. Con la premessa, sempre più ovvia, che “promettere” non significa, necessariamente, mantenere. E’ una realtà, tra la speranza e l’oblio, che viviamo nel quotidiano e della quale non siamo mai in grado di trovare una giustificazione che “regga”.

Con l’estate, Renzi sembra non rallentare le sue strategie per dare speranza agli italiani. Indubbiamente, qualche fatto concreto s’è realizzato e altri, pur nel loro piccolo, saranno realizzati prima di fine d’anno. Ma ciò che veramente ci serve rappresenta una realtà troppo complessa perché consenta di trarre soluzioni sicure. In una Penisola in cui la percentuale dei disoccupati è sempre di due cifre, mentre negli altri Paesi Ue si ferma a una sola, c’è poco da essere ottimisti. Solo nel realismo, che abbiamo da sempre cercato di seguire, è possibile trarre delle previsioni attendibili sul futuro prossimo nazionale.

La teoria del “fare poco, ma farlo bene” era valida nel secolo scorso. Nel Nuovo Millennio non è più possibile far conto su valori economici che, nel concreto, non hanno soluzione di continuità. L’equità sociale non può dipendere solo dalle promesse. Indipendentemente da chi le faccia. Nello sviluppo degli eventi socio/economici italiani ci sono delle variabili che, proprio parchè tali, non rendono giustizia a tanti fatti che ci amareggiano e ci fanno riflettere. Molti di più che per il passato. Ed ecco che ritorna in campo il concetto di “promessa”. Nei termini che abbiamo evidenziato in apertura di codesta riflessione.

E’ proprio nell’incertezza politica che potrebbero arenarsi anche le “promesse” migliori. Non per mancanza di buona volontà, quindi, ma di collaborazione tra una ,aggioranza parlamentare in fase d’”emigrazione” e una minoranza che sembra seguirne l’incerta dinamica. Ne consegue che non è più possibile far conto sulle “promesse”, quando le stesse esulano, sempre di più, dalle azioni di  quelli che le hanno formulate. Le operazioni d’altrui utilità, tanto per essere più chiari, sono più di facciata che di sostanza e, al momento, non accontentano nessuno. L’attuale stallo politico, che ha origini da meglio focalizzare, resta l’incognita di un sistema nato dall’emergenza e che continua ad esistere nelle stesse condizioni.

Ancora una volta, ci ripromettiamo di dare spazio a chi intende esprimere il suo pensiero in merito. Perché le “promesse” sono state fatte al Popolo italiano che ha diritto, in attesa di provvidenziali elezioni politiche generali, di dire anche la sua.