Le mille verità della Costa Concordia – di Franco Esposito

WCENTER 0XMMBJQMIG Il comandante Francesco Schettino esce dall'aula dopo l'udienza al Teatro Moderno di Grosseto per l'incidente probatorio sulla scatola nera della nave Costa Concordia, in un'immagine del 19 Ottobre 2012. ANSA/CARLO FERRARO

Giornata di testimonianze cruciali al processo per la tragedia della Costa Concordia. Sul palco del teatro Moderno, a Grosseto, si sono succeduti, come in corteo, testimoni che hanno tolto gli ultimi veli e i dubbi residui sulle responsabilità dell’impatto della nave contro la scogliera delle Scole, all’isola del Giglio. Una giornata di verità, parole pesanti, e per alcuni versi inattese. Indici puntati contro Francesco Schettino, il comandante della nave da crociera, racconti che forse neppure lui si aspettava. Una presa di coscienza e di responsabilità da parte di Domnica Cermotan, la ragazza moldava che era in plancia ospite del comandante quella sera del 13 gennaio. “Sì, avevo una relazione con Francesco Schettino. Proprio così, una storia sentimentale con lui”. Significative le deposizioni anche dei due maitre di bordo, Antonello Tievoli e Ciro Onorato.

Domnica Cermotan si è decisa a parlare a capo delle insistenze del pubblico ministero e in fondo a lunghi momenti di reticenza e di silenzio. Ha fatto scena muta per dieci minuti prima di raccontare, rivelare, chiarire. Le ammissioni accompagnate dalla faticosa ricostruzione di quei tragici momenti. La giovane moldava era a cena con il comandante al Milano, uno dei ristoranti della Costa Concordia. A cena fino al dessert e fino a poco prima dell’impatto contro la scogliera. “Il comandante ricevette una chiamata dalla plancia. Lo avvisavano che la nave era nei pressi del Giglio. Insieme ad altre persone lui si diresse verso le scialuppe. Le nostre strade si divisero a quel punto”. Domnica ha giurato di non averlo più visto, il comandante Schettino. “No, non era agitato”, la risposta a precisa domanda. “A lui tutto sembrava normale, sotto controllo. Poi, io non ho visto più niente, era buio, tutto buio”. La ragazza moldava ricorda però di averlo sentito il comandante Schettino. “Dava ordini, comandi, usando termini marinareschi. Ho sentito un ufficiale che commentava gli ordini del comandante e li giudicava sbagliati”.

Dominique Cermoran, a quel punto, era pienamente dentro alla vicenda, vicinissima alle voci sbagliate che potrebbero aver provocato la tragedia. “Il comandante ha brontolato, intimando al suo ufficiale di eseguire gli ordini. Dopo è successo quello che è successo”.

Domnica, l’amante del comandante, dice di non aver visto più nulla e di non aver sentito neppure “l’impatto della nave contro la scogliera”. Ma no, qualcosa ha visto, e non è poco. Le luci dell’allarme che si sono accese. La Cermotan si è lasciata andare in un pianto dirotto alla fine dell’udienza. Consumata dalla tensione e dalla forte emozione, si è letteralmente abbandonata. “Oggi sono morta per la seconda volta. Ho raccontato cose che ho tenuto nascoste. Adesso basta però. Mi aspetta una nuova vita. Ho una figlia e sono due anni che non lavoro”. Si è imposta di non rivedere Schettino al processo, ha fatto di tutto per non incontrarlo. E ci è riuscita in pieno.

Le rivelazioni del primo maitre Tievoli rappresentano la ricostruzione vera, reale, minuziosa dell’ultima notte della Costa Concordia e di centinaia di passeggeri nella crociera per loro della loro morte. Il maitre, in una precedente occasione, aveva chiesto al comandante Schettino di passare meno lontani dal Giglio delle usuali cinque miglia. “In realtà, il 6 gennaio, mi è sembrato che la nave fosse più vicina del solito all’isola. Il comandante mi rispose che quella distanza non era ancora abbastanza vicina e disse al suo vice di prenderne nota per il passaggio del 13 gennaio”. Tievoli fu ricontattato da Schettino, che gli ricordava di effettuare il passaggio al Giglio come concordato. Il primo maitre ne fece parola con i suoi familiari presenti sull’isola in quella notte maledetta. Tievoli telefonò alla sorella, la quale registrò il contenuto della chiamata su Facebook, alle 21:03. “La nave passerà tra poco vicino al Giglio e a bordo c’è mio fratello”. Dopo il naufragio il maitre assicura di aver ascoltato il commento del comandante Schettino. “Ma chi ce l’ha fatto fa”.

Precisa e circostanziata la ricostruzione fornita da Ciro Onorato, l’altro maitre a bordo della Costa Concordia. “Il comandante aveva cenato in compagnia della signora moldava Cermotan al ristorante Milano. Mi fece i complimenti per il piatto di agnello che gli avevo servito e chiese il dessert. Presto, devo andare a fare l’accostata al Giglio”. Schettino invitò Onorato a seguirlo in plancia per ammirare da vicino l’accosto. “Era la prima volta, per me. Non avevo mai assistito all’accosto dalla plancia, di sera e nel periodo invernale. C’erano la signorina Cermotan, il primo maitre Tievoli, il direttore dell’hotel, Giampredoni e il primo ufficiale Ciro Ambrosio”. La tensione era ai massimi livelli. E poi? “Lo schianto, i passeggeri picchiavano gli uomini dell’equipaggio, il pavimento impraticabile, stoviglie rotte, gente in fuga”. Onorato riferisce di essersi preoccupato di coordinare i camerieri, in modo di offrire la necessaria assistenza ai passeggeri. “I bambini erano agitati, gli anziani pure. Ho sentito gli altoparlanti che invitavano tutti a stare tranquilli e che c’era un black out. Invito e comunicazione ripetuti in varie lingue”. E Schettino? Disse qualcosa il comandante in quei tragici momenti? Sì, una frase in vernacolo napoletano, il dialetto a significare la disperazione. “Madonna ch’aggio cumbinate”. Recuperata dall’audio originale, la frase è stata fatta ascoltare in aula.

Chiarificatrice ed esaustiva la deposizione di Salvatore Ursino, presente in plancia come ufficiale in addestramento. “Il comandante ordinò di aumentare la velocità da 15 a 16 nodi. Quando? Cinque minuti prima dell’impatto contro la scogliera. Un ordine insolito, con il timone a dritta mentre si va a 16 nodi. La nave sbanda e s’inclina su un lato, cadono persone e oggetti”. Ursino si affacciò dall’aletta di sinistra e questo vide attraverso le vetrate. “La nave a venti metri dagli scogli con prora a dritta e la poppa verso sinistra”. La manovra sbagliata come atto estremo per evitare il naufragio, ormai non più evitabile. “Troppa gente in plancia, che è zona operativa, di lavoro. La signorina Cermotan, i maitre Tievoli e Onorato, il signor Giampredoni. Troppi ospiti”. Ad alimentare possibili distrazioni e la stupida vanagloria del comandante Schettino.