Da decenni il fenomeno della prostituzione è una piaga gravissima. Oggi il mercato internazionale, in un momento di crisi economica, come quello che sta vivendo l’Italia, è in aumento. Le richieste di far parte di un mondo squallido e le circuizioni di minori sono in crescita; spesso i soggetti, presi di mira, sono gli adolescenti, incuranti delle conseguenze che possono arrecare danni indelebili al loro stato psico-fisico ed al loro futuro.
Ad incentivare questi atteggiamenti “perversi e illegali”, di sicuro, è la società stessa, fondata unicamente sul materialismo, sul benessere e sull’apparenza: le prestazioni dei minori vengono compensate con prodotti griffati, cellulari tecnologicamente avanzati, favoritismi di ogni genere, che in qualche maniera possono “migliorare” il loro stile di vita e talvolta quello delle loro famiglie.
La realtà che i mass-media ci propongono è quella di uno scenario disumano: il caso delle “baby squillo” oggi è al centro dell’attenzione pubblica, o quello delle “ragazze doccia”, ovvero ragazze, in età compresa tra i 14 e 16 anni, che consumano nei bagni delle scuole rapporti sessuali in cambio di regali, soldi o ricariche telefoniche.
Questa realtà ha raggelato profondamente la coscienza di chi spera in una società sana, dove i principi ed i valori possano fungere da supporto, nell’intento di migliorare un “mondo marcio”, mirato unicamente ad un triste utilitarismo, che ha già inghiottito tutti quegli stimoli finalizzati a costruire e ridare un’identità ed un futuro a tutti coloro che vogliono tutelare e preservare una vita dignitosa.
Il problema di fondo parte da quelle “famiglie disagiate”, che vendono la dignità dei propri figli in cambio di “benessere economico”, calpestando i valori morali che un genitore dovrebbe inculcare come fatto naturale, di conseguenza arrecando danni indelebili nella delicata fase di crescita di un adolescente.
Dal punto di vista giuridico il codice penale prevede “leggi severe”, ma realmente il problema non è solo di natura “giuridica”, perché saldando il conto con la giurisdizione italiana rimarrà sempre il conto con la propria coscienza che è quella di chi ha venduto l’anima al diavolo. Gli stessi genitori che incitano i propri figli a prostituirsi dovrebbero riflettere sul fatto che “un figlio ritornerà a casa adornato di capi firmati, pieno di denaro (sporco), pregno anche di quel benessere tanto ricercato; nel contempo, però, verrà privato di quella dignità che lo renderà schiavo di se stesso e non ci sono soldi o capi firmati che possano restituirgli gli anni più belli”. La dignità non si prostituisce.
































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