Ho notato che il mio amico ed ex collega di Accademia Militare, Roberto Pepe, torna spesso sull’argomento dei due Marò e questo gli fa onore sia come cittadino italiano sia come ex militare ma, purtroppo, ci sono istituzioni che fanno pena. Non vorrei sembrare irriguardoso verso le istituzioni ed in particolare verso l’Ue e l’Italia, ma mi sembra che sia arrivato il momento di consigliare ai vari paesi un massiccio acquisto di cinghie e di straccali, utili sia per pantaloni che per gonne, da distribuire a governanti e politici dalla postura non troppo eretta. Il motivo è semplice e sotto gli occhi di tutti: in nome dell’integrazione e dell’accettazione di ogni diversità culturale entro i confini dell’Ue ci stiamo calando letteralmente le braghe di fronte all’intransigenza islamica e questo è ancor più vergognoso se si pensa che quasi sempre avviene esclusivamente per ragioni politiche ed al fine di raggranellare qualche voto.
Come già detto in altre occasioni ci stiamo svendendo le nostre tradizioni ed il nostro Paese; siamo arrivati alla nefandezza che sindaci ed insegnanti mettono al bando il presepe, impediscono di farsi il segno della croce, tollerano che alcuni dissacrino il crocefisso e che persone girino con il burqa. Ancora, si finanzia la costruzione di moschee, si permette la macellazione secondo le usanze islamiche e si tollera che gli immigrati clandestini facciano manifestazioni contro la Bossi-Fini. Quando, poi, un ministro di un paese dell’Ue, in questo caso il nostro ministro degli esteri Bonino, va in un paese musulmano, deve per forza, prima di lasciare l’aereo, mettersi il velo, pena il divieto di scendere e di non essere ricevuta dal suo omologo iraniano, il quale per di più non si è degnato di risponderle al telefono. E pensare che alcune settimane fa detto ministro iraniano fu accolto a Roma con tutti gli onori: più di uno schiaffo la nostra ministra Bonino in Iran ha ricevuto uno sonoro sganassone e, zitta zitta, quatta quatta, ha dovuto sorridere ed ossequiare chi, in nome della propria religione, nulla concede agli altri.
Ben diverso fu il comportamento della grande Oriana Fallaci quando, avendo chiesto a Khomeini il perchè dell’imposizione del chador, si sentì rispondere: "Tutto questo non la riguarda. I nostri costumi non vi riguardano. Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Perché la veste islamica è per le donne giovani e perbene”. La Fallaci, allora, si tolse tale indumento sfidando le ire del suo illustre e potente interlocutore. La giornalista però era un faro di saggezza, orgoglio e lungimiranza e forse anche per questo, oltre al fatto di non essere di sinistra, Ciampi non la nominò senatore a vita. Con la sua luce avrebbe illuminato troppo il senato o, forse, incenerito gli altri. Che venga pure l’integrazione: fatta in modo saggio è necessaria ed auspicabile, ma che sia reciproca e, soprattutto, tenendosi ben salde le braghe, senza barattare la loro "calata" per dei voti.





























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