L’ultimo film di Ficarra&Picone: ‘Sembra un fantasy, è l’Italia di oggi’ (VIDEO)

Non hanno nomi d’arte: nella vita così come sul set cinematografico si chiamano (Salvatore) Ficarra e (Valentino) Picone. E davanti al registratore sono esattamente come li conosciamo sulla scena: il primo estroso, impulsivo e ‘attaccabrighe’, il secondo tranquillo, gentile e un po’ svagato, ma dalla battuta improvvisa e mordace. Sono compagni di avventure dal 1993: una ‘luna di miele’ artistica lunga 22 anni. La loro forza? I personaggi che interpretano sono ispirati a fatti e persone che esistono nella realtà. Ma soprattutto: la loro commedia, spassosa ed esilarante, stimola la riflessione anche nello spettatore più distratto. Un umorismo che smaschera e ridicolizza i vizi.

Lanciati da “Zelig Circus” ed esplosi con “Striscia la notizia” (quest’anno alla loro 11ª conduzione), tra libri (“Stanchi”, “Vuoti a perdere”, “Diciamoci la verità”) e spettacoli teatrali (“Sono cose che capitano”, “Apriti Cielo”), hanno trovato anche il tempo di fare 5 film.

L’ultimo è “Andiamo a quel paese”. Fatica cinematografica che il duo palermitano ha esportato, per la prima volta, fuori dai confini nazionali accettando l’invito del “Festival del Cinema italiano contemporaneo”. Il film – metafora dell’Italia di oggi, dove le giovani famiglie sopravvivono grazie alla pensione degli anziani – è stato proiettato a Montréal il 17 giugno scorso. Prima, però, c’è stata la presentazione all’Istituto Italiano di Cultura. Ed è qui che abbiamo incontrato gli autori, sceneggiatori e registi della pellicola: Ficarra e Picone, tra il serio e il faceto.

“È la nostra prima volta in Canada – esordisce Ficarra – e Montréal ci ha accolti con una bella burrascata d’acqua”. Cosa si dice degli ‘italiani all’estero’ nel Bel Paese? “Se ne parla solo quando ci sono le elezioni”, taglia corto Picone. “Abbiamo notato un fortissimo attaccamento verso l’Italia – aggiunge Ficarra – e questo ci ha colpito. Bisognerebbe rinsaldare questo legame: non pensavo ci fosse tanta gente che in Canada segue Striscia la Notizia”.

Il film è lo specchio dell’Italia di oggi? “L”Italia della raccomandazione è l’Italia di sempre – dice sconsolato Picone -: è un ‘prodotto tipico italiano’ che è stato anche esportato. È un film che racconta l’Italia di oggi, sia nelle cose che fanno ridere che in quelle che fanno riflettere”.

All’estero, gli italiani sono spesso ‘colpiti’ da pregiudizi, come quello sulla mafia: “Sapendo quanto male ci ha fatto la mafia culturalmente ed economicamente – continua Picone – penso sia meglio esagerare, affinché il pregiudizio possa tenere all’erta gli onesti”.

Ma non ci sono solo luoghi comuni legati al Meridione. “Per nostra fortuna – spiega con una punta d’orgoglio Ficarra – abbiamo anche degli esempi positivi: personaggi come Falcone e Borsellino un giorno saranno considerati, al pari di Mazzini e Garibaldi, tra i padri fondatori dell’Italia”.

Vista la crisi perdurante, l’unica speranza per gli italiani è emigrare? “No – interviene subito Ficarra – ce n’è pure un’altra: quella di affidare l’Italia a dei governanti stranieri, magari della Norvegia o del Canada”. “In Canada – sottolinea Ficarra – l’autobus, per esempio, è sempre in orario. Ed è incredibile come una città così popolosa sia anche così pulita: non c’è neppure una cicca per terra. La cosa ancora più incredibile è che i primi a rispettare le regole sono gli italiani stessi. Speriamo sia un germe che prima o poi possa arrivare anche in Italia”.

Eppure, proprio questa Italia indisciplinata ha sancito il vostro successo: “Esatto – risponde Ficarra -: per esempio Picone è qui perché lo ha raccomandato suo cugino”. “Per fare Striscia – gli fa eco Picone – mi sono dovuto fidanzare con il Gabibbo, mentre Ficarra è stato costretto a stare per 6 mesi con Michelle Hunziker”.

In caso di trasloco in Canada, dove non ci sono tutti questi ‘intrallazzi’, il vostro successo sarebbe a rischio: “Ma infatti – si chiede Ficarra –: voi di che cosa ridete?”. Gli raccontiamo di un Paese in cui funziona (quasi) tutto. “Che schifo, non rubano!”, esclamano stupiti. Poi gli ricordiamo delle indagini sulle spese pazze al Senato: “Ah, allora il modello italiano avanza”, rispondono quasi rasserenati.

Come vi spiegate l’esodo di tanti siciliani in un paese senza sole e senza piazze? “Questa gente – interviene Picone – ha rinunciato a cose importanti: l’esigenza di una vita migliore è stata talmente forte che ha fatto dimenticare tutto il resto”. Immaginate un canadese che guarda il vostro film: “Come ‘Il signore degli anelli’ – risponde Picone in tono scherzoso – potrebbe sembrargli un fantasy”. “In realtà – aggiunge con sguardo serio – raccontiamo il Paese reale: conosciamo degli amici che hanno a casa dei parenti con la pensione: abbiamo solo esasperato qualcosa che esiste”.

Come spieghereste il film ad un canadese, a un siciliano di terza generazione e ad un emigrato della prima ora? “Al canadese – parte in quarta Picone – direi: guarda che, se ti metti in casa degli zii, invece di cominciare il weekend di venerdì, puoi cominciarlo già di mercoledì. E poi, buttare qualche volta una carta per terra è liberatorio”. “Il giovane siciliano si sente rassicurato – sottolinea Ficarra – perché vede che non è cambiato nulla e che fa bene a restare in Canada”. “A Toronto abbiamo visto ridere degli anziani – concludono insieme – ed è stato commovente perché gli abbiamo ricordato i vecchi tempi: a tutti loro vorremmo dire grazie per gli enormi sacrifici fatti”.