Sub italiani morti alle Maldive, continuano le ricerche: “Operazione complessa”
ROMA – Proseguono con estrema difficoltà le operazioni di ricerca e recupero dei corpi dei quattro sub italiani morti alle Maldive durante un’immersione nelle acque dell’atollo di Vaavu. Una tragedia che ha profondamente colpito sia l’Italia sia le autorità maldiviane, impegnate insieme alla Farnesina nel coordinamento delle operazioni.
A fare il punto sulla situazione è stato Damiano Francovigh, ambasciatore italiano in Sri Lanka con competenza anche sulle Maldive, che in un’intervista al Messaggero ha spiegato come il recupero delle salme rappresenti una sfida estremamente complessa.
“Non è un’operazione semplice e non c’è la certezza assoluta che i quattro corpi siano nelle grotte, anche se è molto probabile”, ha dichiarato il diplomatico, sottolineando che le verifiche dirette dei sub specializzati non sono ancora iniziate.
Secondo Francovigh, un team di sommozzatori finlandesi esperti in recuperi sottomarini opererà insieme alla Guardia Costiera maldiviana per tentare di raggiungere l’area dell’incidente. “Si farà di tutto per ritrovare le quattro salme”, ha assicurato.
L’ambasciatore ha inoltre chiarito che, in questa fase, la priorità della Farnesina è esclusivamente quella di garantire il recupero in sicurezza dei corpi e il successivo rientro in Italia, evitando qualsiasi commento sulle eventuali responsabilità dell’accaduto o sugli sviluppi dell’indagine locale.
Francovigh ha anche spiegato che alle Maldive le autopsie vengono effettuate raramente, riferendosi al caso di Gianluca Benedetti, unico corpo recuperato finora.
Nel frattempo, in un’intervista al Corriere della Sera, il portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu, Mohamed Hussain Shareef, ha confermato che il team dell’Università di Genova operava regolarmente nel Paese da diversi anni con autorizzazioni ufficiali per attività di ricerca scientifica sui coralli e sugli ecosistemi marini.
Secondo quanto emerso, il gruppo aveva ottenuto un permesso valido dal 3 al 17 maggio per immersioni in sei diversi atolli maldiviani, compreso quello di Vaavu. Tuttavia, nella documentazione non sarebbe stata specificata l’intenzione di effettuare un’immersione in grotta.
“Il problema principale è che la proposta di ricerca non menzionava immersioni in grotta”, ha spiegato Shareef. “Il governo non sapeva che avrebbero effettuato questo tipo di esplorazione”.
Le autorità maldiviane stanno inoltre cercando di chiarire a quale profondità si siano spinti i sub italiani. L’ingresso della grotta si troverebbe a circa 47 metri sotto il livello del mare.
Tra i ricercatori coinvolti figuravano Federico Betti, Muriel Vivalda e Monica Bianchi, parte del team scientifico impegnato nello studio delle barriere coralline maldiviane.
Il portavoce del governo ha infine espresso il cordoglio delle Maldive per la tragedia: “Anche per noi è stato un colpo durissimo. Con l’Italia abbiamo un legame speciale e la professoressa era una persona molto speciale perché aveva dedicato molti anni della sua vita professionale alla ricerca in questo Paese”.
La vicenda continua a tenere con il fiato sospeso le famiglie dei dispersi e l’intera comunità italiana all’estero, mentre le operazioni di recupero proseguono in condizioni particolarmente difficili.




























