La vera notizia della settimana non è la spaccatura dell’ex PdL con le continue e temo crescenti tensioni tra “lealisti” e “innovatori”, la rinascita (o sbiadita fotocopia) di Forza Italia, un Pd ondivago su tutto, Scelta Civica che si rompe in due o l’avventura di una riunificazione a destra che viene proposta da “Officina per l’ Italia”… La vera (cattiva) notizia è che Bruxelles ha bocciato la manovra economica italiana e non ci concede nemmeno gli sperati 3 miliardi di euro da destinare ad alimentare il fuocherello della potenziale ripresa.
La situazione è tale che c’è sicuramente spazio infinito per movimentare i tifosi di ogni confessione e schieramento perché è così facile polemizzare e dare addosso all’avversario qualunque esso sia, ma la cosa più saggia credo sia invece fare l’esatto contrario ovvero – in un momento di spappolamento generale – cercare di capire e sforzarsi di vedere se e quali siano gli elementi il più possibile unificanti tra le diverse parti politiche e che possano comunque tenere insieme un paese che sta andando al tracollo.
Serve da parte di tutti un senso di responsabilità sconosciuto al nostro mondo politico dove chi scrive queste cose sarà tacciato di buonismo e di mancanza di spina dorsale, dove chi fa finta di non ascoltare gli insulti sarà considerato un debole e – se poi non appare sgomitando in TV – conta e conterà meno di zero, ma senza idee e sacrifici non se ne viene fuori e i sacrifici deve farli prima di tutto una classe politica spesso corrotta, complessivamente culturalmente insufficiente e qualitativamente scarsa.
Lo so che anche le mie sono parole, parole, parole, ma se ciascuno di noi non si sforza lealmente di fare autocritica anche personale cambiando toni, modi e contenuti di rapporti politici fin troppo logorati non andiamo e non andremo da nessuna parte.
Spesso non si riesce ad incidere sui vertici di comando salvo essere dei “big”, ma ciascuno di noi – ovvero l’universo di persone normali – può cercare di farlo almeno intorno a sé, nella propria città e nei propri ambienti. Mi rendo conto che è un discorso diverso rispetto a quanto ho sostenuto per tanti anni stando spesso ad urlare il mio disappunto, ma oggi è così facile fare l’oppositore che merita rispetto chiunque si sforzi di proporre il contrario, anche se cercare di ragionare non fa guadagnare voti o simpatie.
Si gioca infatti al contrario, prorompono e volano i “falchi” (e ci mancavano i “falchetti”) e le colombe finiscono arrosto, le “primarie” stanno trasformandosi in guerre di banda, chi sta bene galleggia e chi è povero affonda sempre di più. Perchè qui sta anche il nocciolo del problema: urlano tanti aspiranti medici al capezzale del morente, ma nessuno propone medicine concrete. Eppure non sarebbe difficile ritornare a dare competitività al nostro Paese se finalmente finissero i veti incrociati, il “paga tu perchè io non posso”, il “riformiamo e tagliamo, ma io (o la mia categoria) hanno già dato”, e se si capisse che la stabilità è il bene più prezioso perchè l’incertezza e l’insicurezza danno le ali alla speculazione, bloccando sviluppo ed investimenti.
Le posizioni politiche di ciascuno credo debbano quindi tener conto – prima ancora del “partito” – della situazione straordinaria che stiamo vivendo e che non migliora, ma peggiora giorno per giorno. Vale nel grande come nel piccolo e – per esempio – insisto a pensare che nelle prossime elezioni amministrative locali si dovrebbe cercare di convergere su programmi comuni centro-destra/centro-sinistra verificando, prima di litigare, ciascuno quello che è proposto dall’altro per vedere se e quanto effettivamente divergano le posizioni, lavorando su questi punti di dissenso per cercare una intesa complessiva.
Non capisco che senso abbiano certe polemiche preconcette e perchè si dia così spazio a questioni di minimo conto quando la realtà della politica locale è che i comuni italiani non hanno e non avranno più soldi da spendere. Certo chi urla ha sempre più spazio e “audience” sui media, ma pochi si rendono conto che la politica comunale non la fa praticamente più un sindaco:è infatti in larga parte condizionata dal dirigente del dipartimento finanze che applica leggi sempre più stringenti e che tolgono ogni possibile spesa discrezionale. Se la crisi aguzza l’ingegno pensiamo allora a forme nuove di collaborazione trasversale lasciando perdere le crociate e soprattutto senza aver paura di fare il primo passo.
































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