L’ipocrisia delle festività, questo non è il Natale di Gesù – di Simona Aiuti

Ci risiamo anche quest’anno; luminarie, presepi, vetrine allestite in modo pingue e centri commerciali che debordano di ogni ben di Dio, al punto che il formicaio umano che vi tracima è subito preda di un’euforia ebbra di consumismo, qualcosa che a volte dà vita a liti per l’ultimo regalo da fare assolutamente all’odiata cognata o per aggiudicasi quel giocattolo costosissimo, senza il quale il pargolo resterà traumatizzato per tutta la futura adolescenza e “Dio non voglia”!

Sotto le feste i reparti macelleria e gastronomia diventano i gironi infernali dei golosi e degli obesi in libertà vigilata, e la regola numero uno è conservare lo scontrino per tutto, poiché il dono potrebbe non piacere, la taglia essere sbagliata, e quindi ci sarà il valzer dei cambi, che è poco elegante, ma tant’è! La deriva del cattivo gusto è arrivata a sostituire del tutto i regali con dei buoni da spendersi nei negozi mono marca, oppure tra amici si tocca il fondo regalando delle banconote per semplificare fino alle estreme conseguenze il “problema regalo”; allora credo sia lecito domandarsi perché continuare a farli, non sarebbe meglio smettere piuttosto che ridursi a uno stato così squallido?

Il problema è che si è rarefatto il senso del ridicolo ed è accaduto a metà strada tra orribili maglioni natalizi e cerchietti con corna di renne che s’illuminano, neanche fossero fuggite tutte le bestie che tirano la slitta di Babbo Natale, Rudolph in testa, visto che è quello che ha il naso rosso che fa luce nella notte.

Eppure la giostra continua a giare un gettone dopo l’altro e tutto il periodo delle feste di fine anno a sua volta ruota in un turbine di cene aziendali nelle quali si lecca il capo ufficio senza la più pallida dignità, seguono le consuete cene tra vecchie amiche per controllare quanto la Marisa sia ingrassata e per aggiornarsi su corna, fecondazioni assistite e vacanze in posti esotici, tanto per far invidia.

Il picco sono le cene e i pranzi di famiglia, nei quali si deve per forza incontrare chi non si frequenta e non si vede mai al di fuori di queste circostanze, e se è così secondo me un motivo ci sarà. Tra panettoni farciti e cotechini pingui che annegano tra lenticchie e gianduia come se piovesse, mangiando e bevendo come se non ci fosse un domani, si divide la tavola con gente che si detesta profondamente e con cui s’innescano faide per eredità e questioni d’interessi che se va bene finiscono in tribunale e se va male a pesce in faccia, risparmiando capitoni e salmone, visti i prezzi esorbitanti.

La giostra continua a girare con scambi di regali a rullo continuo, che specie tra fidanzati è d’obbligo e se lui non è stato abbastanza generoso e ha avuto la malaugurata idea di evitare la gioielleria, potrebbe essere archiviato come l’anno in procinto di finire.

Si sorride, ci si abbraccia e bacia come se ci si volesse bene veramente, annoiandosi in tombolate soporifere, un po’ per la digestione, un po’ perché a chi cazzo piace fare la tombolata con zia Pina, o giocare al mercante in fiera con zio Antonio che racconta random lo stesso episodio?

Le coppie si riuniscono, anche se lo sanno tutti che o sono separati in casa o in procinto di andare davanti al giudice, perché a Natale si va a trovare mamma, mica si sta con l’amante, non sta bene!

Una partita a poker, e per i più temerari c’è la messa di mezzanotte, in cui si sonnecchia portandosi dietro odore di frittura di pesce e carciofi sfrigolati nella pastella. Tutti si scambiano gli auguri, ma auguri per cosa? Senza ipocrisia bisogna ammettere che si tratta solo di frasi di circostanza, che ci si lascia volentieri dietro dopo il luculliano cenone di capodanno, malinconico e stiracchiato tra altri baci e altri abbracci, in cui ci si azzarda buttandosi in look terribili quanto improbabili da dimenticare velocemente.

Nel frattempo almeno il 40% dei regali sono finiti on line, in vendita o riciclati per qualcun altro, a volte mantenendo anche la stessa carta regalo. Ci sono pacchetti di candele e pigne argentate che hanno cambiato proprietario almeno quattro volte.

Calcolare quanti milioni di euro vengano spesi in questi giorni non è semplice, forse sarebbe meglio dire bruciati, sprecati, per non parlare del cibo che finisce nella spazzatura, un vero schiaffo alla miseria, ma tant’è? La gonna tira, la cintura è all’ultimo buco e per fortuna Pasqua sembra lontanissima.

Di quel bambino che come culla ha avuto solo una mangiatoia si sono dimenticati quasi tutti. Lui non aveva abiti firmati e omogeneizzati, attorno aveva poveri pastori che non avevano nulla da regalargli, eppure era Natale e c’era amore.