I protagonisti della politica e osservatori sono quasi tutti d’accordo: si tornerà a votare molto presto. La situazione italiana, dopo le Politiche di febbraio, è assai confusa: a quanto pare, con Beppe Grillo a dettar legge, non c’è modo che un governo stabile si possa formare. Dunque, che sia fra sei mesi, un anno o due, il ritorno alle urne è praticamente assicurato. Certo, prima di ogni altra cosa bisognerà essere capaci di cambiare la legge elettorale, quella “porcata” che ci ha consegnato l’ingovernabilità. E l’augurio è anche quello che si possa mettere mano alla legge che regola il voto all’estero, sempre più criticata in maniera trasversale.
Proprio a proposito di italiani nel mondo, cominciano a tremare gli eletti all’estero in questa legislatura. Per loro si è appena conclusa una campagna elettorale breve ma intensa, difficile, e soprattutto costosa: molto costosa. Per alcuni dei candidati – eletti, o meno – nelle settimane precedenti al voto sono volati tanti bei quattrini. Parliamo di decine di migliaia di euro, mica noccioline. In alcuni casi, per una mailing fatta bene (con mailing si intende l’invio massivo di cartoline/letterine ai connazionali residenti all’estero), qualcuno ha speso anche oltre 100mila euro. Alla faccia della crisi, verrebbe da dire. Ma si sa, per una poltrona nel Palazzo, questo ed altro. Solo che adesso c’è il rischio che tutto sia stato invano. O meglio, che anche coloro che ce l’hanno fatta ad entrare in Parlamento, debbano prepararsi a un’altra sfida sul territorio, prepararsi a sborsare ancora tanti bei soldini. Una eventualità assai concreta e che fa tremare deputati e senatori eletti oltre confine; nella maggior parte dei casi non hanno avuto nemmeno il tempo di mettere piede a Roma, e già vedono apparire all’orizzonte nuove elezioni. Scherzi del destino? No: colpa di una legge elettorale che fa schifo.
Se si dovesse tornare al voto presto, come sembra essere nelle cose, anche i risultati all’estero potrebbero cambiare. La rivoluzione grillina, piaccia o meno, si fa largo soprattutto fra i giovani, ma non solo. E oltre confine succede lo stesso, nonostante il risultato non proprio brillante ottenuto dal M5S all’estero. I parlamentari “italo-stranieri” cominciano ad avere paura. Non così i non eletti naturalmente, che anzi immaginano già una seconda possibilità. E che sono disposti fin da adesso a investire altri soldi in pubblicità, propaganda, mailing, pur di potersi fregiare del titolo di “onorevole”. Gli eletti no, quelli di nuove elezioni non ne vogliono neppure sentire parlare. C’è da scommetterci: faranno di tutto per evitare un ritorno alle urne. Ma che si torni al voto o no non dipenderà da loro. Comincino, se vogliono, a pregare.
































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