Italiani nel mondo, Comites Sydney: nulla di fatto – di Emanuele Esposito

Ad un mese dalle elezioni per il rinnovo del Comites di Sydney non si è ancora arrivati all’insediamento. Lo scrutinio ha registrato una assoluta parità tra le due liste, sei seggi per ciascuna secondo il metodo proporzionale. Nella prima seduta, nella quale doveva essere eletto il Presidente oltre al consiglio, è successo di tutto e non si è arrivati a nulla.

Andiamo con ordine: secondo la procedura, la prima seduta è quella in cui si dovrebbe costituire di fatto il comitato,  poiché non c’è una maggioranza; nonostante questo, il Presidente uscente, dopo una accesa e poco elegante discussione, ha provveduto alla elezione di se stesso approfittando dell’assenza temporanea di alcuni consiglieri che avevano chiesto una sospensione per ottenere chiarimenti su come procedere. Al loro rientro in seduta, i consiglieri hanno scoperto con stupore che il presidente aveva fatto votare per alzata di mano, cosa assai discutibile in termini di regolamento. Così, i consiglieri della lista Italiani per l’Australia hanno abbandonato la seduta, mentre da parte sua il Presidente continuava a parlare senza curarsi degli assenti.

Nei giorni successivi, la lista Italiani per l’Australia ha inviato al ministero degli Esteri un ricorso, lamentando lo svolgimento anomalo della riunione, ma ancora ad oggi non se ne conosce l’esito. Aspettiamo di conoscere le decisioni del ministero al riguardo.

La lista Uniti per il Nsw ha chiesto attraverso il suo capogruppo di potere ottenere un incontro tra le parti in presenza del console generale di Sydney, per valutare l’ipotesi di un accordo. Ha presentato una bozza, ma l’altra lista che aveva fatto la stessa richiesta si è presentata a mani vuote, e non se ne capisce il motivo.

Si cercava di dirimere la questione con civilta’ e moderazione e invece, a distanza di ore, attraverso una missiva, il capogruppo non solo rifiutava qualsiasi ipotesi di accordo, ma accusava l’altra lista di poca serietà e poco senso democratico, sottolineando il fatto che il presidente eletto non scende a patti con nessuno.

Sta di fatto che ad oggi il Comites di Sidney non è ancora costituito, a meno che il ricorso presentato non dica il contrario e dia validità alla prima seduta, cosa che ritengo abbastanza improbabile.

C’è da aggiungere a tutto questo anche la questione dell’ineleggibilità, che è stata solo menzionata durante la campagna elettorale dalla lista italiani per il Nsw: secondo loro nella lista Uniti per il Nsw ci sono persone che non possono essere consiglieri poiché ricoprono già altri ruoli di responsabilità in altri enti. A questo proposito va sottolineato che non c’è stata nessuna azione politica di cambiamento, ma solo l’affermazione di un principio morale.

Di questa vicenda torneremo a parlare perché non credo che ci siano soluzioni imminenti. Aaggiungo che i Comites vengono eletti dalla comunità italiana per portare in altre sedi e cercare di risolvere i problemi dei connazionali; i Comites sono dei nostri portavoce e i risultati elettorali parlano chiaro: la comunità ha scelto di non schierarsi e di dare a tutti una voce in maniera democratica ed equa; se c’è chi oggi vuole a tutti i costi mettere in dubbio la democrazia, ottiene il risultato di scoprire il suo lato debole: credo che dobbiamo fare attenzione a chi affidiamo il nostro futuro.

Io non so come andrà a finire, ma di certo la comunità soffre all’idea di dover sottostare a un capriccio personale; il mio invito è quello di fare una squadra condivisa con tutti. Ormai anche in Italia siamo abituati a governi di larghe intese, almeno finchè non vedremo gli effetti della nuova legge elettorale approvata in Parlamento in questi giorni. E forse va rivista anche le modalità di scelta dei Comites alla luce dei risultati dell’affluenza del voto.

Cari consiglieri, siate meno malati di protagonismo e mettete al centro la comunità, se è vero che vi battete con questo spirito; lasciate da parte l’orgoglio e siate il sale del rinnovamento per le nuove generazioni, lavorate per difendere la nostra cultura e non per i vostri personali interessi, per non perdere la fiducia e il rispetto di tutte quelle persone che vi hanno dato un mandato.