Caro direttore,
Caro Ricky,
permettimi una replica alle tue argomentazioni. Hai ragione quando fai notare che finora gli eletti nella circoscrizione estera, del Pdl come del Pd, hanno deluso e non hanno conseguito alcun risultato tangibile. Ma mi sembra che la stessa cosa si possa affermare riguardo agli eletti nei movimenti nati all’estero e, ripeto, "sconosciuti ai più". Fai un’indagine in Italia e su cento italiani scelti a caso, non ne troverai nemmeno uno che conosca il MAIE o l’USEI (per non dire l’AISA di Pallaro, di infausta memoria). Mi dirai che questi movimenti non sono conosciuti in Italia, ma prendono i voti all’estero. E qui cominciano i problemi, perchè credo si possa constatare come la considerazione degli italiani nei confronti dei non residenti non sia cresciuta, né che le nostre legittime aspettative abbiano ottenuto una migliore accoglienza nel Parlamento. Mi sembra quindi un controsenso, oggi, che si voglia rilanciare con il "movimento unico".
Un partito unico degli italiani all’estero, che tu auspichi e per il quale legittimamente e valorosamente ti batti, temo che finirebbe inesorabilmente per isolarsi e per essere visto, insieme alle sue proposte, con fastidio dagli altri partiti e dai nostri stessi concittadini che risiedono in Italia, i quali, ricordiamocelo, a differenza di noi sentono immediatamente gli effetti e subiscono le conseguenze di tutte le decisioni politiche che in Italia si prendono. Ma queste conseguenze, prima o poi, anche noi le sentiamo.
I residenti all’estero, riuniti in un solo movimento, sarebbero l’aperta dichiarazione che a loro interessano unicamente le questioni specifiche, siano esse i soldi per le scuole, i consolati, non pagare l’Imu, o altre. Ma cosa pensiamo di tutto il resto? Che poi non sono quisquilie, perchè sono le cose sulle quali si schierano e si dividono gli italiani. Si tratta degli orientamenti e delle scelte fondamentali della politica, che determinano l’economia e l’intero futuro del Paese e che dovrebbero appassionare anche noi, soprattutto pensando ai nostri figli, se ancora (come c’è da sperare) vorranno essere e sentirsi italiani.
Aggiungo che, quanto agli eletti che hanno deluso, e senza voler fare di ogni erba un fascio, forse le responsabilità, oltre che sui partiti, ricadono anche sulla loro personale incapacità, e sulla mancanza di volontà di spendersi strenuamente per sostenere i programmi per i quali erano stati eletti. Ma questo purtroppo succede in tutti i partiti.
Per ultimo, lasciami dire che nelle rivendicazioni di chi sostiene le vostre tesi, mi pare di notare una certa assonanza con quanto accadde due secoli fa nelle colonie americane. Anche allora si era insofferenti e ci si voleva emancipare dalle decisioni prese in altri consessi, che non si curavano dei lontani residenti nelle colonie. Ma loro avevano un territorio da reclamare e poi da assumere come proprio. Noi siamo un po’ argentini, brasiliani, cileni, americani, canadesi, ecc. Se non vogliamo cambiare nazionalità, per rimanere veramente italiani l’unica via è sentirci tali fino in fondo. E se è così, non possiamo non prendere posizione ed essere indefiniti per ciò che riguarda il lato dello schieramento politico in cui ci collochiamo. Tempo fa, scrivevo che quando si dovrà decidere sullo ius sanguinis o lo ius soli, se ridurre o ampliare le competenze dello Stato, sulla fondamentale riforma costituzionale, ecc., è utopico pensare che i voti possano convergere da destra e da sinistra. Né su queste ed altre questioni possiamo dare carta bianca agli eletti di un movimento "unico". Che poi, conoscendo gli italiani, unico e unito lo resterebbe per poco. Credo anch’io di poter affermare che è semplice comprendere tutto questo. Ma sarà il futuro a dire chi avrà avuto ragione.
LA REPLICA DEL DIRETTORE
Caro Mario,
ancora una volta ho deciso di dare spazio al tuo intervento, ancora una volta sullo stesso tema, pur non condividendo il tuo pensiero. Ma ItaliaChiamaItalia è soprattutto questo, un punto d’incontro e di confronto per i tanti italiani nel mondo che ci seguono.
Sarò sincero: nelle mie repliche ai tuoi precedenti articoli in cui trattavi lo stesso casus belli e – grosso modo – adducevi gli stessi argomenti, mi pare di avere detto tutto ciò che avevo da dire. Potrei solo ripetermi, se ti rispondessi punto per punto: quindi, rimando te e i nostri lettori alle mie repliche passate (fra cui Ma gli italiani nel mondo non hanno altra possibilità se non i ‘partiti esteri’ – di Ricky Filosa). Tuttavia, ci tengo a riassumere qui alcuni punti della mia visione. Fra questi, il fatto che abbiamo già mille parlamentari che pensano a questioni interne, e ne abbiamo solo 18 che si occupano (?) delle questioni degli italiani nel mondo, per essendoci oltre confine un’altra Italia.
In 7 anni gli eletti dei partiti non hanno combinato nulla, proprio a causa della loro frammentazione. Gli eletti "indipendenti" in questa legislatura sono oltre il doppio rispetto a quella passata (una volta in Parlamento uno di loro, o meglio dire una, ha deciso di indossare una casacca di partito, ma questa è un’altra storia): e già si nota la differenza. Almeno nei toni e nell’importanza che viene data al nostro settore. Qualche esempio? Quando si è trattato di dare la fiducia al governo presieduto da Enrico Letta, l’unico a parlare in Parlamento dei temi che interessano gli italiani all’estero è stato Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE. Ancora: Mario Borghese, giovane deputato del Movimento Associativo Italiani all’Estero, è stato l’unico ad incontrare – personalmente – il nostro capo del Governo, Enrico Letta, e a mettergli sul tavolo le questioni più spinose per gli italiani nel mondo, oltre a ricordare al premier l’importanza e il valore delle comunità italiane oltre confine.
Potrei dirti inoltre che gli eletti con il MAIE, o con l’USEI, due movimenti autonomi e indipendenti dai partiti, sono in grado di decidere di volta in volta come votare, liberamente, dopo avere studiato le diverse proposte e valutato se erano buone o no per gli italiani nel mondo. Cosa che non potranno mai fare gli eletti dei partiti tradizionali: buone o no, gli schiavi dei partiti le voteranno, per non andare contro il proprio segretario, che altrimenti potrebbe anche far loro lo scherzetto di non ricandidarli più. E intanto noi italiani residenti all’estero ce la prendiamo in quel posto. E intanto i consolati e le ambasciate continuano a chiudere, continuiamo ad essere discriminati sulla questione Imu, gli Istituti di cultura – anziché essere riformati e incentivati a fare meglio – vengono eliminati. La presidenza del Consiglio taglia i fondi a Rai Italia, il made in Italy "taroccato" fattura all’estero il doppio di quello originale, i ristoranti italiani nel mondo non hanno una legge che li protegga dall’invasione dei ristoranti stile "Bella Napoli" che di italiano non hanno neppure il portacenere. Potrei continuare, ma penso che basti.
Tu parli di futuro: "il futuro dirà chi avrà avuto ragione", concludi. Ma il futuro è già qui, è adesso: oggi è certamente futuro rispetto al 2006, quando per la prima volta 18 rappresentanti degli italiani nel mondo sono entrati in Parlamento. E cosa ci dice il futuro, oggi, nel 2013? Che gli eletti all’estero, divisi fra i partiti, hanno fallito. Considera che i partiti italiani dei connazionali se ne fottono: tu lo sai bene. Preferisci, da italiano all’estero, continuare a pagar l’Imu sulla tua prima casa in Italia come se fosse la tua seconda abitazione, pur di poter dire la tua – che non conterà un beneamato niente – sul tema per esempio dell’immigrazione? Dello ius soli? Della Tav? Punti di vista. Io no. Anche perché nessuno potrà impedire agli esponenti di un "partito unico" – come lo chiami tu – di dire la propria su temi nazionali. Merlo lo ha già fatto: si è detto a favore del semi-presidenzialismo, per esempio, dando in questo la ragione a Silvio Berlusconi. E si è detto anche d’accordo con una seria riforma della giustizia. E nei prossimi giorni si farà sentire con forza sulla Legge di Stabilità. Come vedi, gli eletti "indipendenti" non vivono in una tribù, ma battono a tutti gli effetti l’arena politica nazionale. La loro priorità restano comunque gli italiani nel mondo: ed è giusto che sia così. Altrimenti perché votare dei nostri rappresentanti a Roma? Perché candidarci – come tu hai fatto in passato – a rappresentare le nostre comunità? Basterebbe votare per i politici italiani, non credi? E forse, a pensarci bene, si va proprio verso quella direzione, tanto è l’interesse del BelPaese nei confronti dei propri figli oltre confine.































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