Italiani all’estero, Turchia: fotografo italiano Cacciatori rischia condanna da 1 a 7 anni

E’ ‘caccia’ ai giornalisti nel dopo Gezi Park in Turchia, dove almeno 59 cronisti hanno perso il lavoro per avere coperto le manifestazioni contro il premier Recep Tayyip Erdogan e dove anche il fotografo italiano Mattia Cacciatori, fermato a Istanbul il 6 luglio e rilasciato dopo due giorni, rischia una condanna da uno a sette anni di carcere.

Continuano intanto gli arresti: altri 28 manifestanti sono finiti in manette a Antiochia, al confine con la Siria. Almeno 22 cronisti sono stati licenziati e altri 37 costretti alle dimissioni nel quadro delle ”politiche di censura seguite da diversi media sulla protesta di Gezi Park” ha affermato il presidente del Sindacato dei giornalisti turchi (Tgs) Gokhan Dumus. ”I nostri colleghi hanno lavorato duramente per garantire il diritto all’informazione del pubblico: lo hanno pagato con il loro posto di lavoro. Alcuni sono stati censurati, altri hanno visto i loro programmi tv chiusi”. ”Alcuni cronisti ha aggiunto sono stati licenziati per dei tweet, uno per avere scritto ‘Ciao’ a un manifestante”. Le proteste antigovernative sono state ignorate dalle grandi tv turche su pressione del governo, secondo i dimostranti, soprattutto nella fase iniziale. La principale tv di informazione ha trasmesso un documentario sui pinguini durante i primi gravi scontri di Gezi Park. Da allora il pinguino e’ il simbolo della rivolta dei giovani turchi. Secondo il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Cpj) il governo Erdogan ”e’ impegnato in un’ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso detenzione, procedure legali e intimidazione ufficiale” in ”una delle piu’ vaste campagne di repressione della liberta’ della stampa nella storia recente”.

La Turchia, rileva il Cpj, e’ il paese del mondo con il piu’ alto numero di giornalisti in carcere. Una situazione cui fortunatamente dovrebbe sfuggire Cacciatori, che ora e’ in Italia, nonostante la richiesta di rinvio a giudizio avanzato venerdi’ dalla procura di Istanbul. Il giovane fotografo, appena arrivato nella citta’ del Bosforo, era stato fermato il 6 luglio vicino a Taksim. Grazie all’intervento del Consolato italiano era stato rilasciato dopo 2 giorni e autorizzato a tornare in Italia. Decine di persone arrestate per le proteste sono tuttora in carcere in Turchia. ”I giudici turchi intendono processarmi per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e per aver partecipato a una marcia illegale, reati per i quali rischio 7 anni di carcere” ha detto oggi il fotografo, a margine di un incontro con il presidente del consiglio regionale Veneto Clodovaldo Ruffato. ”Mi sento molto arrabbiato – ha aggiunto – perche’ stavo facendo solo il mio lavoro. Loro hanno violato un principio democratico che e’ quello della liberta’ di informare. In caso di condanna ha detto ancora Cacciatori, non solo non potra’ piu’ entrare in Turchia ma avra’ ”problemi in tutti i paesi arabi, dove solitamente svolgo il mio lavoro di fotoreporter". Secondo un rapporto della Fondazione Vakfi, almeno 111 giornalisti e fotografi sono stati feriti, arrestati o vittime di violenze durante le proteste antigovernative degli ultimi due mesi in Turchia.