Italiani all’estero, Gentiloni sui 4 rapiti in Libia: ‘lavoro intenso per liberarli’ (VIDEO)

"E’ imprudente e prematuro dare delle interpretazioni politiche sul movente del rapimento degli italiani in Libia". Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, invita a essere cauti nel dare valutazioni affrettate sul rapimento, avvenuto domenica scorsa nella zona di Mellitah, dei quattro connazionali dipendenti della società di costruzioni Bonatti. E durante la conferenza stampa congiunta con l’inviato speciale delle Nazioni unite per la Libia, Bernardino Léon, Gentiloni conferma "il lavoro intenso" dell’Italia per liberare gli italiani rapiti, convinto che non sia il momento per "esercitarsi su retroscena difficili da individuare", ma bisogna "mostrare il volto di un Paese unito, l’Italia, che ha fiducia nelle forze della sicurezza, della diplomazia e dell’intelligence impegnate già da domenica sera a fare il massimo per individuare e riportare a casa i quattro tecnici rapiti".

Dello stesso avviso è Leon che, condannando fortemente il sequestro, afferma che "le Nazioni unite e la comunità internazionale tutta sta chiedendo il rilascio immediato senza condizioni". Per quanto riguarda l’accordo tra i leader politici libici raggiunto il 12 luglio scorso a Skhirat, in Marocco, il ministro parla chiaro: "Le forze libiche che si sottrarranno o boicotteranno l’intesa avranno una reazione di isolamento da parte della comunità internazionale" dice Gentiloni riferendosi al governo di Tripoli che ancora non ha firmato l’accordo.

"L’impegno dei prossimi giorni – continua Gentiloni – sarà quello di favorire il coinvolgimento ulteriore di forze perché il primo passo che chiediamo a tutti di fare è quello di riconoscersi in questa intesa". La richiesta è fatta "nell’interesse del popolo libico, che vuole la fine delle ostilità, frenare i rischi di diffusione del terrorismo e riprendere il cammino di stabilizzazione, ricostruzione e di sviluppo economico" dice il capo della diplomazia italiana.

L’inviato speciale delle Nazioni unite per la Libia definisce l’accordo del 12 luglio "un passo importante perché per la prima volta dopo molti mesi di lavoro abbiamo la possibilità di intravedere la luce in fondo tunnel".

Leon è, però, realista: "Ci sono ancora molte cose da fare", a partire da "tre elementi chiave su cui concentrarsi nelle prossime settimane", e cioè "l’impegno riguardo al governo di unità nazionale, riguardo alla sicurezza e alla finalizzazione dell’accordo con gli allegati". Il messaggio che deve arrivare è che "la comunità internazionale scommette su questa intesa" afferma il titolare della Farnesina lanciando "l’invito a tutte le parti libiche di unirsi a questo percorso, condividere la sigla di questo accordo e partecipare al successivo negoziato che dovrà definire i contorni di un futuro governo di unità nazionale".

Un percorso di stabilizzazione che però "non significa spedire migliaia di soldati – assicura Gentiloni -, ma si traduce in un lavoro preciso e sofisticato di training, monitoraggio e sorveglianza che le nostre forze armate stanno preparando e che dipenderà dalle richieste libiche".