Italiani all’estero, Comites 2014: eleggibilità o questione morale?

A Sydney, in Australia, c’è già chi si da vincente con ben otto candidati su dodici. Altri invece, quelli che vogliono far valere lo spirito della Legge 23 ottobre 2003, n. 286, recante “Norme relative alla disciplina dei Comitati degli Italiani all’estero” e del dettagliato regolamento attuativo, si preoccupano della vicenda più scottante delle elezioni per il rinnovo del Comites: la questione dell’eleggibilità dei candidati.

Per entrare subito nel pratico, basta soffermarsi sull’art. 5 della legge, dove vengono espressamente riportati i casi di ineleggibilità: “Non sono eleggibili… coloro che detengono cariche istituzionali e i loro collaboratori salariati. Non sono, altresì, eleggibili gli amministratori e i legali rappresentanti di enti gestori di attività scolastiche che operano nel territorio del Comitato e gli amministratori e i legali rappresentanti dei comitati per l’assistenza che ricevono finanziamenti pubblici”.

Non è la prima volta che il problema dell’eleggibilità preoccupa i molti noti che cercano di farsi spazio all’interno del Comites. È ben opportuno, soprattutto in questa circostanza, riportare nuovamente in primo piano la questione, nell’intento di lanciare un segnale forte di trasparenza e di etica morale nell’interesse di una comunità italiana in cerca di rinnovamento. Un sentito grazie va, quindi, al quotidiano La Fiamma e al Dott. Riccardo Schirru, per aver pubblicato le liste dei candidati per le elezioni di rinnovo del Comites nel New South Wales, i quali nominativi possono adesso essere sottoposti al pubblico scrutinio.

Nella lista No.1 ‘Italiani del NSW’ le istanze di ineleggibilità potrebbero intaccare i tre esponenti del Patronato Sias, nelle persone di Teresa Todaro Restifa, Maria Grazia Storniolo e Marco Testa. “Nell’interpretare la legge in modo rigoroso, in linea con la circolare ministeriale emanata nel lontano 2004, i tre candidati – si legge in una nota – hanno rassegnato le dimissioni dal comitato esecutivo dell’ente di patronato lo scorso 17 ottobre 2014 e sono pronti a dare visura della presa in atto di tale decisione da parte della sede centrale di Roma attraverso la stampa. L’amministrazione del Patronato Sias è adesso concentrata nella persona di Pietro Murgida, Responsabile dell’istituto”.

Per quanto riguarda la lista No.2 ‘Italia/Australia – Lista Civica – Uniti per lo stato del NSW’ i casi di probabile ineleggibilità ammonterebbero addirittura a cinque, vedendo coinvolti oltre che Giuseppe Musso, anche Michele Fezza, Giovanna Cardamone, Paolo Dovico e Antonio Mittiga (quest’ultimo sembrerebbe comunque essere stato escluso dalla lista in quanto non in possesso di cittadinanza italiana). Il capolista Giuseppe Musso e Michele Fezza svolgono rispettivamente mansioni gestionali di Coordinatore e Responsabile del Patronato Ital-UIL in Australia.

In merito ai Patronati, l’Ufficio Legislativo del Ministero degli Esteri ha avuto modo di considerare ampliamente la questione dell’ineleggibilità al Comites. Il Ministero ha infatti precisato che "gli istituti di patronato svolgono attività di consulenza, di assistenza e di tutela che riguardano il conseguimento, in Italia e all’estero, delle prestazioni in materia di previdenza… anche sulla base di apposite convenzioni con gli enti erogatori” affermando in modo inequivocabile che “tali istituti ricevono finanziamenti pubblici da parte del Ministero del Lavoro e le funzioni loro attribuite dalla legge rientrano nella categoria di quelle attività dei ‘Comitati per l’assistenza’ che ricevono finanziamenti pubblici".

È pure vero che nel 2004, l’onorevole Mirko Tremaglia ha espresso la sua opinione interpretativa della legge, con le seguenti parole: "Per quanto mi riguarda, come Ministro per gli Italiani nel Mondo, la mia interpretazione della legge esclude che vi sia alcuna causa di ineleggibilità per i componenti dei Patronati.” Chi ha letto con attenzione il testo – riportato in carta semplice senza numero di protocollo – si sarà accorto che l’onorevole Tremaglia si limitava ad una dichiarazione a titolo personale, offrendo infatti la sua interpretazione della legge, senza nessun riferimento ai principi normativi. L’opinione del Ministro, infatti, non è stata seguita da un decreto ministeriale chiarificatorio sulla questione.

La seconda tipologia di ineleggibilità riguarda coloro i quali potrebbero rientrare nella cosiddetta ‘causa mista’ e cioè comprendente gli amministratori e i legali rappresentanti di organizzazioni come il Co.As.It. (Sydney) e l’It.So.Wel. (Wollongong). Entità tipo queste potrebbero essere incluse nella categoria degli “enti gestori di attività scolastiche” o pursempre come “comitati per l’assistenza che ricevono finanziamenti pubblici.” Si evince dai rapporti annuali ufficiali disponibili presso i siti web delle organizzazioni sopra citate, che il candidato Paolo Dovico è un componente del consiglio di amministrazione del Co.As.It. di Sydney, “l’ente gestore che detiene responsabilità fiduciaria per la Scuola [Italiana Bilingue]” nonchè autorizzato a percepire – vedasi statuto – contributi da parte del Ministero italiano dell’Istruzione ai sensi dell’Art. 636 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297. La candidata Giovanna Cardamone, invece, ricopre la carica di amministratore delegato (CEO) dell’ente It.So.Wel. di Wollongong, nato nel 1971 come sezione distaccata del Co.As.It. e tuttora operante nel settore “assistenza sociale per gli italiani”.

La terza, e forse la più autorevole delle cause di ineleggibilità riguarda “coloro che detengono cariche istituzionali.” Tra i candidati del capolista Giuseppe Musso vi era anche Antonio Mittiga (escluso dalla lista, secondo le ultime indiscrezioni), referente del Patronato Enasco e Consultore della Regione Calabria. Avendo già trattato la materia dei patronati, basta soltanto aggiungere che la Consulta Regionale dei Calabresi all’Estero è un organo istituzionale costituito con decreto del Presidente della Giunta regionale del 30 agosto 2011, n. 139. È attraverso la consulta, come cita il decreto, che gli enti e le associazioni calabresi in Australia e nel mondo possono ricevere “contributi annuali per le spese di funzionamento” da parte della Regione e “qualsiasi attività, ovvero, iniziativa assunta dai calabresi all’estero, deve essere canalizzata attraverso il Consultore.” La grande incognita è se il Sig. Mittiga rientrasse nel Comites come membro cooptato. Che senso avrebbe se i criteri di ineleggibilità non si applicassero ai membri nominati in camera caritatis, successivamente alle elezioni?

Chi già si atteggia da vincitore si potrebbe appellare al famoso Articolo 7 del regolamento, secondo il quale “Il Comitato giudica delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei propri membri” nella prima seduta fissata per il 2 gennaio 2015, non applicando lo spirito – oltre che il testo – della legge e rifugiandosi dietro l’ambiguità del decreto attuativo. Avremmo potuto quindi candidare anche un elefante che prendesse quei voti necessari per far vincere la lista per poi dichiararlo ineleggibile?

I nostri connazionali sono stanchi dei teatrini e si aspettano che come gli esponenti della lista No.1 ‘Italiani del NSW’ abbiano provveduto a rassegnare le dimissioni da quelle cariche che potevano configurarsi dentro i parametri di ineleggibilità per coerenza morale oltre che per evitare i possibili conflitti d’interesse contemplati dalla legge, così avvenga – se non l’abbiano già fatto – anche per i candidati della lista No.2 ‘Italia/Australia – Lista Civica – Uniti per lo stato del NSW.’ Dimettersi dagli incarichi incompatibili significa affermare ancora più marcatamente i principi di integrità morale e di trasparenza nei confronti degli italiani. Qualora non si è pronti a farlo, non rimarrebbe altro che ritirarsi dalla competizione elettorale.

Se infine, qualcuno ha intenzione di eludere la legge a colpi di maggioranza, sperando di ottenere – ad elezioni fatte – fino a otto dei dodici seggi al Comites, facendo perciò dichiarare ammissibili i candidati sui quali sorgono seri dubbi di eleggibilità, si ritroveranno a doverne rispondere ai sensi dello stesso Art. 7 del regolamento, secondo il quale “contro la deliberazione adottata è ammesso ricorso giurisdizionale al tribunale di Roma”.

Un augurio a tutti i candidati di condurre la campagna elettorale senza colpi bassi, all’insegna della trasparenza, della legalità e nel rispetto più assoluto della democrazia.