Imu italiani nel mondo, eletti all’estero e Governo si dimettano – di Nello Passaro

Caro direttore,

    proporrei ai nostri rappresentanti eletti all’estero che durante la campagna elettorale hanno promesso il loro massimo impegno nel portare all’attenzione del Governo italiano le questioni tuttora aperte riguardanti le nostre collettività nel mondo di rassegnare le loro dimissioni, in quanto il senso di sfiducia nei loro confronti, nei confronti dei loro partiti di appartenenza e del Governo, cresce a dismisura non avendo la loro azione portato a risultati significativi.

Le nostre aspettative sono state quasi tutte clamorosamente disattese. Permane da parte del Governo italiano uno stato di eclatante disinteresse che accentua e diffonde tra noi italiani all’estero un sentimento di ingiustizia e di discriminazione profondo.

L’attuale  situazione di stallo, non dissimile da quella in atto al momento dell’inizio della legislatura, non lascia sperare in un suo prossimo superamento. Le promesse elettorali sono lontane e svanite nel tempo!

L’incessante incombere del momento cruciale in cui il Governo, come ha già annunciato, delegherà ai Comuni definitivamente il compito di stabilire i criteri della tassazione (Imu, Tarsu e quant’altro) delle nostre abitazioni in Italia, visto che in tutte le occasioni in cui esso ultimamente aveva avuto la possibilità di prendere in considerazione la nostra situazione, non lasciano certamente prevedere soluzioni di parità di trattamento, considerata la nota posizione dei Comuni a tal riguardo.

Se non sarà il Parlamento italiano ad eliminare l’attuale discriminazione e ad adottare delle misure guida che regolino la iniqua ripartizione di oneri tra servizi erogati e goduti, saremo vassalli nelle mani dei nostri amministratori locali, come è sempre avvenuto finora, senza che a noi sia riservato un minimo di rappresentanza ed attenzione e succubi pertanto di ogni loro decisione ed abusi!

Si era sperato, anche da parte dei nostri eletti, che il governo delle larghe intese potesse finalmente risolvere tante o almeno alcune delle tuttora  questioni aperte. Ma come si è dimostrato,  anche quando si è trattato di questioni a noi vicine (Imu), nessun riguardo: noi italiani nel mondo continuiamo a subire. Tra l’altro, una domanda: ma tra voi eletti all’estero, si è creato un clima di larghe intese? Non ci è dato di capirlo!

Il vostro  compito, cari eletti, ne siamo consapevoli, dato l’andazzo politico italiano, non è certamente facile, ma d’altro canto non possiamo neanche noi essere strumentalizzati solo ai vostri fini e a quelli dei vostri partiti! Anche voi siete tenuti a dare dimostrazione del vostro operato e conseguire dei risultati! Non si può essere giudicati e retribuiti solo sulla base di promesse o di iniziative inconcludenti e sterili!

Se il vostro impegno non è mancato, si deve tuttavia francamente riconoscere  la vostra  impossibilità a rimuovere gli ostacoli. A mio avviso l’ostacolo principale è costituito  dall’insensibilità da parte dei vostri partiti di appartenenza, per i quali avete conquistato (o carpito) i voti di tanti italiani all’estero o, comunque, forse dalla vostra incapacità di individuare e proporre delle strategie appropriate. Spetta a voi dirci chiaramente quali difficoltà riscontrate nel portare avanti le nostre rivendicazioni!

Ci saremmo aspettati che i vostri partiti, che il nostro Governo, nel vostro interesse e in quello dei vostri elettori, si pronunciassero  apertamente sull’Imu e tutte le altre questioni. Vorremmo rappresentanti dalla nostra parte, che abbiano a cuore effettivamente, onestamente e solamente i nostri interessi. Gli interessi dei vostri elettori! 

Qual e’ la posizione ufficiale del PD, del PDL, di Scelta Civica e degli altri partiti sulle nostre questioni e quale, sostanzialmente, il loro interesse ed impegno? In campagna elettorale avete promesso in loro nome, sicuri o speranzosi che essi avrebbero accolto le vostre istanze. Ma adesso, a distanza di tanto tempo, avrete avuto sicuramente la  possibilità di dialogare, oppure cosa?

On. Garavini, Sen. Di Biagio, Sen. Micheloni e tutti gli altri eletti, a che serve dimenarsi, tra promesse, iniziative varie, se poi all’interno dei vostri partiti, ed anche tra voi, non c’è condivisione ed accettazione delle vostre proposte e delle vostre iniziative? Questo attivismo inconcludente serve solo a nascondere forse una verità che a noi non viene prospettata per interessi particolaristici?

A che serve prometterci o aver presentato questo o quel disegno di legge  se poi non si ha a priori la certezza che la proposta è stata quantomeno avallata e che sarà sostenuta dal partito del parlamentare o dei parlamentari proponenti in Parlamento? Non avremo mai, in assenza di essa, la possibilità di successo!

Non siete stati capaci finora, mentre in loro nome avete portato avanti la vostra campagna elettorale e fatto tante promesse, di ufficializzare, su tutte le questioni tuttora aperte, un impegno effettivo da parte dei partiti attualmente al governo. Basta con le chiacchiere, basta con le promesse!

Si può calendarizzare in modo esclusivo ed effettivo nell’immediato una discussione con conseguente decisione sia all’interno dei partiti che nelle varie istanze istituzionali sulle questioni che ci interessano? Altrimenti a che serve la vostra ulteriore presenza?

Per noi italiani all’estero è giunta l’ora di guardare ad altre forme e possibilità di rappresentanza, di riporre forse la nostra fiducia e speranza in altri uomini e partiti o movimenti ed a altre forme strategiche. Io, in questi giorni, ho seguito e seguo con interesse (invito i lettori a fare altrettanto) e simpatia l’avanzata del nuovo (per me) movimento associazionistico, il MAIE, al quale, per quanto riguarda l’intenzione di un intenso coinvolgimento dei giovani italiani residenti all’estero ed in particolare in Europa, consiglierei di adoperarsi affinchè, anche nel loro interesse, si trovi un’equa soluzione alla tassazione e a tutti gli oneri sugli immobili di proprietà dei loro genitori, in quanto il loro attaccamento all’Italia e la possibilità di  un ponte con essa dipende in gran misura, oltre che dalla conoscenza linguistica e culturale ed al rapporto affettivo, anche da una convenienza di carattere pratico.