Immigrazione, stop ai clandestini a casa nostra! – di Marco Zacchera

Oggi 18 ottobre è anche l’anniversario di “Mare Nostrum”, la sciagurata iniziativa di “salvataggio” degli immigrati nel Canale di Sicilia che ha avviato circa 150.000 disperati verso le nostre coste (dei quali almeno 100.000 poi spariti nel nulla e quindi diventati clandestini), ha visto morire almeno 3.000 persone in fondo al mare e non ha risolto il problema dell’immigrazione, visto che il ritmo degli sbarchi sta andando avanti a 500 – 1000 persone al giorno, per la pacchia di chi organizza il traffico di esseri umani.

Non metto nell’aspetto negativo di tutta la vicenda gli oltre 100 milioni che è costata l’operazione, perché ogni vita umana vale di più di qualsiasi cifra, ma è stato totalmente assurdo il metodo di informare “a terra” che si sarebbero salvati (quasi) tutti incentivando le partenze, aprendo le porte alla malavita (che a 1.000 euro/passaggio ha incassato almeno 150 milioni, ma in realtà sono molti di più!) e permettendo così lo sfruttamento indegno di decine di migliaia di persone.

Una volta ancora – e ricordando che il problema è europeo prima che italiano – credo che occorra filtrare alla partenza i richiedenti l’ingresso in Europa, verificarne motivazioni e condizioni (anche sanitarie, visto quello che rischia di succedere con Ebola) e poi di avviare flussi programmati anche robusti ma avvisando prima (e mantenendo intransigenza su questo aspetto) che chi non segue queste norme verrà comunque poi immediatamente espulso.

Al contrario, invece, si sono di fatto eliminate per legge le espulsioni e il relativo reato e quindi restano tutti, anche chi non ne ha titolo. L’emergenza in “prima linea” è indispensabile, ma può valere appunto solo per le effettive emergenze, non per la quotidianità. Un po’ come le ambulanze che servono per le urgenze e non sono e non vanno usate come taxi.