Immigrati, Pinotti: esodo biblico, ecco come affrontare l’emergenza

“La Libia è centrale per fermare le partenze. E lo è anche in funzione anti-Isis, anti terrorismo. Siamo obbligati a partire da qui. Ora, dopo oltre un anno di tentativi, il commissario delle Nazioni Unite Bernardino Leon è alle prese con l’ultimo miglio di una maratona tanto pesante quanto decisiva per gli equilibri dell’Occidente". Così il ministro della Difesa Roberta Pinotti in una intervista all’Unità nella quale sottolinea che "in settimana dovrebbe essere chiuso l’accordo raggiunto dal commissario Bernardino Leon con tribù, municipalità e governi libici”. Anche con un intervento armato? "C’è un po’ di confusione nel lessico. La proposta dell’inviato Leon prevede un assetto istituzionale e di governo che rappresenti tutte le sensibilità libiche. L’Onu, in accordo con la Libia, potrà valutare la creazione di una cornice di sicurezza come già avvenne in Libano. Nulla a che vedere, quindi, con quanto è successo nel 2011". La missione potrebbe essere a guida italiana? "L’Italia è particolarmente legata alla Libia per storia, cultura ed interessi economici. E’ ovviamente naturale con l’accordo di tutti i paesi, pensare all’Italia come guida".

Sempre più immigrati dall’Africa, tanto che “i numeri non bastano più per raccontare un esodo biblico che ormai accende situazioni di crisi oltre il Mediterraneo, sui confini di terra dei paesi dell’est, in Francia, Inghilterra e nella stessa Germania". "Se bisogna trovare un dato – passatemi il termine – positivo in queste settimane è che sento i colleghi ministri francesi, tedeschi, inglesi lanciare allarmi esattamente come noi lo facevano lo scorso anno".

Il ministro sottolinea che "informazioni in nostro possesso già dallo scorso anno ci dicevano che la situazione avrebbe potuto deflagrare per via di centinaia di migliaia di persone pronte a partire dall’Africa e dal medio oriente. Purtroppo le nostre informazioni erano corrette. Ricordo ancora stupefatta il vertice Nato di Newport, a settembre del 2014, quando tutti i dossier sul tavolo trattavano le crisi Ucraina-Russia e nessuno si curava del fronte sud, della crisi libica e della potenziale bomba immigrazione. Fummo noi italiani sostenuti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo a metterli all’ordine del giorno. A pretendere che venissero trattati ad ogni riunione anche in parallelo all’emergenza terrorismo". Quindi sottolinea che "questa lunga estate insegna, e non solo agli italiani, che certi fenomeni non possono essere fermati e devono essere gestiti evitando approcci burocratici", "la lentezza dipende dalla volontà politica degli Stati. Che ora, finalmente, hanno aperto gli occhi".

Secondo il ministro ora "occorre mettere da parte l’approccio burocratico e avere una visione strategica di sistema scandita in tre tempi. Nel lungo periodo è necessario creare là, nei paesi di partenza, le condizioni di un migliore sviluppo e nelle legge di Stabilità ci saranno per questo nuovi fondi per la cooperazione. Nel medio periodo è necessario gestire i conflitti in atto in Medioriente e in Africa e condividere pienamente una strategia con la Turchia e con i paesi moderati arabi come Arabia Saudita e Qatar. Nell’immediato dobbiamo garantire soccorso e accoglienza. Ben vengano i campi in Niger e ovunque sarà possibile aprirli per smistare i profughi, gli aventi diritto all’asilo dai migranti economici e convincere chi non ha diritto a tornare a casa. Le bacchette magiche non esistono. I miracoli neppure".

Sulla distruzione delle imbarcazioni dei trafficanti precisa: "La missione Euranavformed a cui partecipano 21 paesi ha concluso la Fase 1, quella della raccolta di informazioni. La Fase 2 prevede la possibilità di requisire le imbarcazioni in acque internazionali dopo aver messo in sicurezza le persone. La Fase 3 prevede lo stesso intervento in acque libiche ma serve il via libera delle Nazioni Unite. Per ora stiamo affondando natanti che sono di intralcio alla navigazione come previsto dai trattati internazionali".

Il ministro della Difesa commenta poi la proposta di Salvini di utilizzare la piattaforme dell’Eni per trattenere profughi e migranti raccolti in mare: "Le nostre piattaforme sono in acque territoriali libiche. Ogni uso diverso deve essere autorizzato e concordato con le autorità libiche. Salvini non sa cosa dice". E aggiunge: "Non c’è dubbio che ascoltiamo troppe dichiarazioni in cerca di un consenso facile, basate solo su egoismi e populismi. Così non si va da nessuna parte".