Immigrati, Boldrini: bene Renzi, avviare vera politica di integrazione

Renzi "ha detto cose molto condivisibili. Mi sono occupata per 15 anni di diritto d’asilo (come portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ndr) e credo che sia un tema sul quale l’Unione Europea possa avviare una vera politica di integrazione, che implica anche uniformare gli standard di protezione e di assistenza", "se non c’è uno stesso metodo di valutazione, è ovvio che tutti vogliono andare laddove c’è più disponibilità di vedere accolta la richiesta d’asilo". In una intervista al Corriere della Sera la presidente della Camera Laura Boldrini plaude alla proposta del premier sul diritto d’asilo europeo.

Boldrini sottolinea che "in Italia il diritto d’asilo non viene riconosciuto a chiunque lo chieda: ci sono commissioni che incontrano i richiedenti e decidono, dicendo anche dei no". Evidenzia anche che "alla Camera questo argomento viene affrontato da alcuni gruppi in modo ideologico e ciò non aiuta l’approfondimento, mentre temi come immigrazione e asilo, troppo importanti per fame materia di demagogia, dovrebbero essere trattati in modo da trovare le soluzioni e non con ricette semplicistiche, e per questo impraticabili".

"I muri sono la soluzione che fa più breccia, ma che non risolve perché la gente disperata, quella che fugge dalle bombe in Siria o dalle persecuzioni in Eritrea riesce ad arrivare lo stesso. L’Europa non è riconosciuta e rispettata nel mondo perché fa muri, ma perché è quella dell’economia sociale, del welfare, del rispetto dei diritti. Ci vuole altro. Siamo di fronte alla più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale, con 60 milioni di persone costrette a fuggire nel mondo, un esercito pari alla popolazione italiana che non ha più una patria".

"Molti leader non si spendono come dovrebbero perché temono che parlando di Europa si perda consenso. Invece, bisogna trasformare l’Europa in una risorsa perché smetta di essere percepita solo come austerità senza scadenza che deprime l’economia, crea stagnazione, indebolisce il potere d’acquisto dei salari. Dobbiamo costruire una nuova casa europea basata sulla crescita e sull’occupazione, che sappia ispirare e dia un futuro ai nostri figli. Tutti siamo disposti a fare sacrifici, ma dobbiamo sapere quando essi finiranno".

"E’ necessaria un’Europa più unita, capace di dare risposte alle grandi sfide globali. Un’Europa 2.0 che si chiama Stati Uniti d’Europa. Bisogna che ciascuno sia disposto a una condivisione di sovranità ripensando anche all’architettura europea. Questo è il momento giusto per farlo perché tutti hanno preso atto dei limiti di questa Europa e hanno capito che dobbiamo andare avanti su una strada che ci renda più forti. L’Europa ci conviene. Anche per dare certezza ai nostri partner che, a cominciare dal presidente Obama, vedono la nostra debolezza con preoccupazione, mentre sanno che un soggetto coeso è capace di stabilizzare un’intera regione".

"Penso che ci sia finalmente un cambio di attitudine verso la necessità di dare nuovo impeto al processo di integrazione politica. C’è molta preoccupazione per i flussi migratori, per il fatto che ancora non si riesce a uscire dalla crisi e per l’avanzare di forze populiste che stanno sfruttando tutto questo a loro vantaggio. Se non ci muoveremo subito, consegneremo il continente ai soggetti che hanno interesse a disgregare anziché costruire".