Il Senato, Mussolini e il ducetto di Firenze – di Marco Zacchera

“Se Grasso riapre i giochi, io abolisco il Senato e ne faccio un museo”. Così il premier Renzi su “La Stampa” del 17 settembre, con successive scontate scuse e le solite dichiarate “incomprensioni”.
 
Il cav. Benito Mussolini del Parlamento voleva farne “un bivacco di manipoli” ed è finito appeso a testa in giù. E più light e culturalmente chic l’idea del museo, ma il significato è lo stesso: “Si fa quel che dico io, e stop”.

Se il presidente Mattarella si degnasse di prestare attenzione a cosa sta succedendo potrebbe forse comunicare al Paese qualche dubbio costituzionale sull’avere un Senato non elettivo e con il Parlamento di fatto ridotto alla sola Camera dove peraltro con l’“Italicum” i deputati per il 90% saranno nominati e non eletti; e per di più in maggioranza rappresentanti di un singolo partito che potrà aver raccolto anche solo il  25-30% dei voti che corrisponderanno (visto che ormai vota circa la metà del corpo elettorale) a più o meno il 15% dei cittadini. Alla fine non sembra un po’ un aborto di democrazia, chiunque vinca?

Ma Mattarella tace, Grasso abbozza, gli italiani sono distratti  e il ducetto di Firenze fa quello che vuole. Fino a quando?

*già deputato PdL, ex sindaco di Verbania