I 16 miliardi di investimenti aggiuntivi vadano al Sud – di Mara Carfagna

E’ arduo prevedere se nei prossimi mesi l’Italia sarà teatro di scontri e rivolte popolari dovute al malcontento generalizzato, ma una cosa è certa: il clima non è dei migliori. E a renderlo ancora più incandescente sono certe esternazioni del leader del Movimento 5 Stelle che istigano all’odio e sembrano giustificare un certo tipo di violenza. Soffiare sul fuoco – tanto con le parole su un blog, quanto attraverso un inutile filibustering parlamentare – è un pessimo esercizio di democrazia. Serve solo a esasperare maggiormente gli animi e ricercare sistematicamente lo scontro, senza offrire nessun contributo alla ricerca di soluzioni utili.

Come sempre accade, a farne le spese sono i cittadini e le imprese. Soprattutto del Meridione, dove il peso della mancata crescita economica e sociale è sempre più insostenibile. Proprio per questo è urgente dare quelle risposte in termini di sviluppo, legalità e occupazione che da troppo tempo, ormai, tutti attendono.

Ha ragione il presidente Caldoro quando sostiene che Napoli, la Campania e il Sud in generale soffrono più di altri la crisi e che si rischia la ‘rottura sociale’. Al Sud servono misure straordinarie. Innanzitutto, libertà d’impresa per creare nuove opportunità di lavoro e riduzione del gap infrastrutturale con il resto del Paese.

Proprio per questo sarebbe auspicabile che i 16 miliardi di euro di investimenti pubblici aggiuntivi, annunciati oggi dal ministro Zanonato e resi disponibili grazie all’uscita dalla procedura europea di infrazione deficit/pil e al consistente arrivo di fondi strutturali europei, fossero in larga parte appannaggio del Meridione. Non sprecandoli in mille, inutili e clientelari rivoli, come è accaduto in passato, ma finanziando quelle infrastrutture strategiche, materiali e immateriali, affinché il Sud possa candidarsi a pieno titolo come nuova frontiera mondiale per gli investimenti produttivi.