Governo, Letta: instabilità politica pesa sui conti

Foto LaPresse FOTO DI REPERTORIO 23/07/2013 Soldi ai partiti, Letta in trincea Italian Premier Letta, il cavaliere lo sa, se cadiamo non si va al voto speaks during a vote of confidence to confirm the government, in the lower house of Parliament, in Rome, Monday, April 29, 2013. Letta's new government is under pressure to draft economic and social reforms, including measures to get Italians back to work. (AP Photo/Andrew Medichini)

L’allarme lo aveva lanciato già da diverse settimane: da tempo Enrico Letta mette in guardia la sua maggioranza dai costi che un clima di fibrillazione continua quale quello registrato nelle ultime settimane scarica sui conti pubblici e a cascata su cittadini e imprese. Oggi arriva il primo dato negativo: quel 3,1% di deficit a legislazione vigente contenuto nella Nota di aggiornamento al Def che per il premier ha una sola motivazione: appunto "l’instabilità politica" che "ha interrotto la discesa dei tassi di interesse". Ma ciò nonostante, Letta resta ottimista: a fine anno il deficit sarà sotto il 3%, "basterà qualche piccolo aggiustamento", assolutamente "alla nostra portata", e che "non necessiterà di interventi particolarmente rilevanti". Dunque nessuna manovra.

E l’ottimismo di Letta riguarda anche la crescita: il dato "moderatamente ottimista" di una crescita a +1% nel 2014, contenuto nella Nota di aggiornamento al Def, "è veramente a portata di mano", grazie alle misure prese nei mesi scorsi e che ora "iniziano a dare i loro frutti: pagamenti dei debiti P.A., incentivi per ristrutturazioni e mobili, incentivi alle assunzioni". Per il premier "tra la fine dell’anno e l’inizio dell’anno prossimo" si vedranno gli effetti positivi sul Pil. Ma comunque si dovrà passare sempre di lì, sempre dalla stabilità: "Gli obiettivi fissati nella Nota sono tutti raggiungibili, a patto che ci siano la volontà e la stabilità politica". Che non manca certo al premier e ai suoi ministri, "siamo determinatissimi", ma che deve essere dimostrata anche e soprattutto dalla maggioranza parlamentare. Nella quale però continuano gli scontri e le minacce, soprattutto dal versante Pdl. Stavolta è Renato Brunetta a dettare l’ultimatum, rivolgendosi al ministro dell’Economia Saccomanni: "O l’Iva non aumenta a ottobre o non c’è più il governo, perché questo era un impegno di governo". La risposta di Letta in conferenza stampa è evasiva: "Oggi non abbiamo parlato di Iva, lo faremo nei prossimi giorni", con una discussione che però sarà "molto attenta alle cifre e ai dati". E da palazzo Chigi ribadiscono la posizione, ancora una volta in sintonia piena con Saccomanni: "Piacerebbe anche a noi scongiurarlo, ma è molto difficile. Ci si lavora, ci proveremo fino all’ultimo giorno utile, ma è molto difficile". Sicuro invece un intervento di "riequilibrio" sulle composizioni dei panieri, ma attraverso la legge di Stabilità e dunque a valere dal 2014. Quanto al presunto "impegno di governo" ad evitare l’aumento Iva citato da Brunetta, dallo staff del premier ripetono quanto Letta disse alle Camere: "Si impegnò a lavorare per evitarlo, ma non affermò che si sarebbe evitato".

Quello che invece era un impegno preciso assunto da Letta era il rispetto dei vincoli europei, e su quello – ribadisce ancora una volta – non intende derogare. Che è anche il modo per rispondere ai rischi di guerriglia parlamentare proprio sulla Legge di Stabilità: "Di sicuro non sarà Letta a firmare una legge di Stabilità che dovesse far ripiombare l’Italia nella procedura di deficit eccessivo", avvertono i suoi collaboratori. Perchè sarà la legge di Stabilità "il cuore dell’attività di governo: sarà quella che scriviamo noi, senza costrizioni ma dentro gli impegni che ci siamo presi". Sarà quello "il documento sul quale vogliamo essere giudicati" e su quello si valuterà la tenuta della maggioranza.