"Sono numeri che devono farci capire l’urgenza di provvedere in un campo dove da anni non si provvede" ma "un paese che perde fiducia nella giustizia non può andare avanti. Interverremo in maniera laica ma decisa. Ci sono cose che si possono fare da subito, basta un po’ di coraggio. Più che norme sbagliate vedo leggi scritte in maniera assurda, incomprensibile a chi non abbia tre lauree, e così negano la certezza del diritto. La norma poco chiara tradisce i cittadini, per questo nella Repubblica Veneta le leggi erano scritte in dialetto" e "gli uffici giudiziari hanno personale molto anziano e demotivato. Servirebbero uffici con gente premiata se porta a casa i risultati". Così il ministro di Giustizia Anna Maria Cancellieri commenta i 9 milioni di processi pendenti ed i risarcimenti per 340 milioni a causa della giustizia-lumaca, in una intervista al Giornale, che ha consegnato al ministro le segnalazioni dei casi di malagiustizia inviate dai lettori del quotidiano.
Alla domanda se vi sia un problema di produttività dei magistrati risponde: "Io vedo soprattutto un problema di efficienza del sistema, di produttività collettiva. Tant’è vero che abbiamo esperienze luminose come Torino, dove grazie a prassi rigorose si sono azzerati gli arretrati, e Milano, dove i tempi di attesa sono ormai quelli europei. Bisogna esportare queste esperienze in tutta Italia".
Secondo Cancellieri la custodia cautelare usata come espiazione anticipata della pena "è l’altro problema che abbiamo. E’ passata la mentalità per cui l’unico conto che si paga è il carcere preventivo. Ma ci si dimentica che esiste una presunzione di innocenza. Per questo sono contenta che il Parlamento abbia in esame una norma che rende la custodia cautelare più difficile e chela riporta ai principi che il legislatore aveva individuato a suo tempo. Ma ricordo anche che c’è nel paese una forte richiesta di giustizia, la popolazione non è mai contenta, mai soddisfatta. E il nostro dovere è anche rendere inoffensivi quanti costituiscono un pericolo". In merito all’assalto al reparto della polizia penitenziaria a Gallarate che trasportava un ergastolano il ministro poi commenta: "Cose che non si vedevano da trent’anni".





























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