Francesco, el Papa mas guapo de Argentina – di Roberto Pepe

Mi dispiace per chi intravvede in quelle azioni popolari una forma di teologia e di evangelizzazione, ma sono rimasto molto perplesso fin da quando si affacciò al balcone di San Pietro ed invece di salutare, come fanno tutti i preti: “Sia lodato Gesù Cristo…”, Papa Francesco disse: “Buonasera!”; oppure, da quando nella sala Nervi non concesse la Santa Benedizione, perché tra i presenti all’udienza, quel giorno, c’erano anche dei non-cristiani e non voleva urtare la loro sensibilità. Tralascio la riflessione per cui l’uso di una potente autovettura faccia morire molti bambini poveri nel mondo, ma voglio sottolineare il fatto sintomatico, apparentemente insignificante, di portarsi personalmente la pesante borsa sull’aereo che ha, invece, un’enorme significato psicologico dell’Uomo-Papa.

Quella figura che, solitaria, sale faticosamente le scale dell’aereo non mi ha ispirato un senso di universalismo della Chiesa, ma bensì un atto di isolazionismo spirituale, dove il Papa non è un uomo tra le genti, ma un uomo diffidente perfino dei propri segretari ai quali non affida neanche le proprie carte: un uomo, insomma che, esattamente al contrario di quanto voglia apparire – aperto ed uguale ai propri simili -, non si avvale neanche di un assistente di scalo che generalmente aiuta “tutte” le persone anziane ad entrare in aereo.

La “Nouvelle Vague” che il Santo Padre ha avviato nella Curia romana sta rivoluzionando l’apparato romano dando l’impressione di stravolgere tutto, eliminando qualsiasi collegamento con uomini e cose del passato, rifiutando qualsiasi apporto della pregressa intellighenzia vaticana. Su questo non si entra assolutamente nel merito, perché ogni Papa agisce secondo il proprio stimolo e rapporto che ha con l’Altissimo, ma quando questo Papa disse ai giovani che non dovevano aver paura di andare “controcorrente” espresse un saggio concetto, però, non esaustivo: questo, infatti, è solo parte di una impostazione di vita. Prima ci sono le regole da rispettare per ottenere i propri diritti e se questi sono negati, allora si “deve” andare controcorrente senza prostrarsi al comune andazzo delle cose che la vita quotidiana ha imposto! Questo era, sostanzialmente, anche il succo della guerra contro il “Relativismo storico” che il Grande Papa Ratzinger aveva intrapreso: combattere per il  rispetto delle proprie idee (apparentemente superate) a tutto campo! Ma dire solo: “andate controcorrente” sembra un invito anarcoide a contestare tutto… a prescindere.

Capisco benissimo che qualcuno sia entusiasta di questo Papa per la sua umanità e simpatia contagiosa da “chico mas guapo de Argentina”, in raffronto alla passata monumentalità dell’apparato vaticano, ma la facile strada dell’intervento diretto e l’apertura indistintamente rivolta verso chiunque si lamenti, può portare ad un sincretismo dottrinale che può essere sfruttato proprio da quelle frange catto-marxiste antagoniste allo stesso cattolicesimo di Roma. Anche se Papa Benedetto condannò la “Teologia della Liberazione” – da cui, per la verità, anche Papa Bergoglio si dissociò -, questa affascinante avventura rivoluzionaria sudamericana, porta innegabilmente Papa Francesco a dipingere questa nostra civiltà, dedita al becero capitalismo, come la causa di tutti i mali sparsi nel globo, cadendo nel più antico scontato populismo che, ai nostri occhi, appare perfino banale e superficiale.

Quello che farà a Rio, il Papa sudamericano, sarà quello che ha fatto a Lampedusa. Visitare i poveri, andare in giro in macchina economica, gridare pace, amore, tolleranza… abbracciare i diseredati, insomma tutto quello che è prescritto dal Vangelo tra le opere di carità. Ma questa non è assolutamente evangelizzazione ed apologetica: è solo compatimento popolare, festosità popolare, dimenticandosi di chiarire che la religione cattolica ha come finalità sostanziale la salvezza dell’anima nell’aldilà e che il cristianesimo non è una Onlus o un apparato intergovernativo dell’ONU che combatte i governi “autoritari”.

Lo disse chiarissimamente Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare…” per significare la sostanziale diversità delle finalità del mondo civile ed ecclesiale. Papa Francesco potrebbe lanciare dal suo pulpito, come fece papa Wojtyla, un invito alla conversione con anatema contro le mafie internazionali, contro gli schiavisti commercianti di uomini, contro i trafficanti di droga, contro chi mette le bombe nelle Chiese, chi uccide le ragazze a scuola…