Fecondazione, Lorenzin: su colore della pelle decide il Parlamento

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri, Roma 14 marzo 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

"Con il decreto avremo l’eterologa subito, con regole uniformi a livello nazionale per tutelare coppie e nascituri. Senza decreto non avremmo nemmeno recepito la direttiva europea sui test sanitari obbligatori per i donatori. Non vorrei che dietro questo ‘fate presto’ ci sia voglia di deregulation". Così Beatrice Lorenzin, in una intervista al Corriere della Sera, replica a chi la accusa di aver voluto il decreto per procrastinare l’esecuzione della sentenza della Consulta sulle fecondazione eterologa.

Il ministro della Salute, in merito alla questione di poter scegliere di avere figli in provetta dello stesso colore della pelle, precisa: "Questa cosa del divieto non è scritta da nessuna parte, né nel decreto, né nelle linee guida che ancora non ci sono. E’ una questione che verrà affrontata entro 60 giorni, dopo aver ascoltato le indicazioni che verranno dal Parlamento". E aggiunge: "Una compatibilità sanguigna ad esempio potrà essere prevista. Su quella fisica, ho letto posizioni espresse soprattutto dai centri privati del tipo: se sono biondo lo voglio dello stesso colore, alto e con gli occhi azzurri. Ecco, quello che vorrei impedire è di fare cataloghi da selezione eugenetica della razza, che all’estero i centri privati offrono alle coppie a caro prezzo. Sono contraria perché cosi si fa discriminazione razziale, ma è una mia posizione personale. E’ giusto invece ne discuta il Parlamento".

Mentre sull’anonimato dei donatori, sostiene che si arriverà al diritto dei figli di conoscere i genitori biologici: "I tempi non sono ancora maturi per garantire ai nati dall’eterologa la possibilità di conoscere l’identità dei loro genitori biologici. Ma probabilmente ci arriveremo in futuro. In tutti i Paesi dove l’anonimato è stato introdotto si è poi dovuto fare marcia indietro sotto la spinta delle cause vinte da chi voleva conoscere le proprie origini. Fermo restando che questo non può mai implicare nessun obbligo né per il donatore né per il nato da eterologa".