Emigrazione degli italiani all’estero: aumentano le percentuali, ma diminuiscono le distanze

Il fenomeno dell’emigrazione italiana che affonda le sue radici in epoche ormai passate sembra non arrestarsi ed aumentare sempre di più. Molteplici le cause e i motivi che incrementano quest’enorme piaga sociale, ma altrettanti i modi per accorciare le distanze con la propria terra d’origine.

Era il 1861 quando l’Italia, dopo essersi unificata, vede per la prima volta spopolare ampiamente il suo territorio in seguito ai grandi e intensi flussi migratori. In quegli anni, la penisola si trovò ad affrontare svariati problemi. Altissimo era il tasso di analfabetismo (l’80% della popolazione), pesante ed enorme il debito pubblico e sempre maggiore la carenza di lavoro soprattutto nel Meridione dove la popolazione, formata principalmente da contadini, stentava a sopravvivere. Numerosi gli uomini italiani che disperati, furono costretti ad abbandonare moglie e figli per emigrare verso nuove mete, alla ricerca di un posto migliore nel mondo.

Questo fenomeno, che sembrerebbe ormai remoto, anche se ha assunto nei secoli forme e caratteristiche ovviamente diverse, di certo non si è mai concluso. Negli ultimi tempi, l’emigrazione degli Italiani all’estero sembra essersi intensificata. Oggi, sono moltissimi gli Italiani (indifferentemente dal sesso, dall’età o dal grado di istruzione) che emigrano verso altre nazioni con la speranza di trovare un lavoro adeguatamente redditizio che possa offrigli un migliore tenore di vita. Secondo l’annuario statistico del SISTAN (Sistema Statistico Nazionale), consultabile nel sito dell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’estero), recentemente il numero degli Italiani residenti all’estero si è accresciuto del 4% superando la soglia dei 5 milioni. È confermata la forte presenza di comunità italiane in Argentina, Germania, Brasile, Francia e Belgio, con rilevanti incrementi nel Regno Unito. L’Inghilterra risulta essere una delle mete preferite, soprattutto tra gli under trenta. Sono tantissimi, infatti, i giovani Italiani che prediligono Londra, scegliendo di trasferirvisi per lavoro o studio.

In passato la condizione dell’emigrato era sicuramente peggiore e più complicata rispetto a quella contemporanea. I nostri antenati che tantissimi secoli fa partirono sulle grandi navi, di certo, non conoscevano gli strumenti altamente tecnologici di cui disponiamo noi.

Non avevano a disposizione uno smartphone per chiamare o video-chiamare, né tanto meno sapevano cosa fossero i social network per chattare e tenersi in contatto con i propri familiari. A stento, se era possibile e soprattutto se erano in grado di scriverla, inviavano qualche lettera che arrivava al destinatario magari dopo qualche mese. Noi in questo possiamo ritenerci fortunati. Oggi, grazie alla diffusione della tecnologia è possibile abbattere in parte queste enormi distanze fisiche e far sentire più vicino chi è lontano.

Infatti, esistono tanti modi per attenuare la nostalgia della persona lontana. È possibile, ad esempio, spedire pacchi al nostro parente contenenti prodotti tipici della nostra terra, abbigliamento, strumenti musicali, oggettistica o elettronica.

Questo grazie alla presenza di aziende innovative, che offrono servizi di spedizione pacchi come ad esempio SpedireAdesso. Allora, perché non approfittarne e magari, adesso che si avvicinano le festività natalizie, sorprendere con un regalo nostro figlio o fratello che, ad esempio, vive a Londra? Per capire come fare, guarda il simpaticissimo video https://www.youtube.com/watch?v=HNrpKkfQACc in cui viene spiegato in modo simpatico ed esaustivo come spedire un pacco in Inghilterra. Pensate al sorriso e alla meraviglia di chi, essendo lontano, scarta un pacco trovandoci dentro tanto amore e affetto. Basta poco per rendere felice i nostri cari emigrati.

Insomma, se ancora oggi, in Italia l’emigrazione sembra rappresentare una grave problematica, al contempo e paradossalmente, rappresenta un opportunità di crescita e formazione per i nostri tanti giovani in cerca di realizzazione e fortuna all’estero. Con l’auspicio però che possano tornare nella propria terra e che nel futuro il fenomeno dell’emigrazione dei nostri connazionali possa ridursi e limitarsi ad un emigrazione di tipo formativo piuttosto che lavorativo.