Ecco perchè spero che la Grecia voti sì al referendum – di Marco Zacchera

Spero che domenica i greci votino SI al referendum per cercare comunque di salvare quello che resta dell’Europa. La mia generazione aveva ed ha poche soddisfazioni da mettere sul piatto dei risultati, ma per ora restava quello di essere stati capaci di costruire un continente più unito dopo secoli di guerre e dove una risposta continentale poteva cercare di almeno rallentare il degrado europeo nei confronti del mondo. 315 milioni di persone contano poco su 7 miliardi di umani, ma ancora di meno contano se sono polverizzati in 28 diversi e conflittuali stati nazionali.

L’economia – che dell’Europa era stata il motore di partenza – si è progressivamente trasformata in una guida senza controllo o – meglio – un cappio al collo. L’euro, la moneta che doveva unirci e aiutare la coesione, è diventato un boomerang, un odiato tiranno alla cui corte si sta giocando tutto, a cominciare dai litigi interni di ogni stato. Resta così poco delle speranze di crescita di un continente, del desiderio di superare le barriere, di cercare disperatamente un sistema di crescita comune. Tutti hanno fatto i furbi: dai greci che hanno truccato i bilanci ai tecnici che non se ne sono accorti (o hanno fatto finta di non accorgersene) con la reciproca e comune speranza che fossero degli altri a pagare i propri debiti.

Qualunque sarà l’esito del referendum greco, il sistema dell’euro così come è stato congegnato fino ad oggi va profondamente rivisto, perché è evidente che non funziona in un periodo di crisi, aumentando le disuguaglianze interne a danno degli Stati più deboli (come quelli dell’area mediterranea), perché “euro-banche” e alla fine comandano le banche e gli stati più forti che si arricchiscono a danno di quelli più deboli.
 
Un’Europa con una moneta unica può sopravvivere solo con regole comuni, una tassazione progressivamente univoca, un taglio agli sprechi, prezzi omogenei, difese concrete per chi produce e vende all’interno dell’UE con necessariamente costi diversi rispetto a chi distrugge le risorse naturali e sfrutta le persone, come purtroppo avviene in tante parti del mondo.

Invece si incrociano demagogie, ipocrisie e miserie, burocrazie asfissianti e idiote, politici mediocri che lasciano appassire i principi fondamentali, le speranze, le regole, il rispetto. Una epocale occasione perduta che alla prima crisi sembra andare in pezzi.

Eppure anziché con gli egoismi particolari un’Europa, la “mia” Europa doveva crescere forte con una difesa comune, un parlamento deliberante e credibile, regole uguali per tutti con al centro una “Carta fondamentale” vera, condivisa e rispettata dei diritti e dei doveri, come è stato per gli USA 2 secoli fa.

Chissà se i prossimi decenni vedranno rinascere le speranze: chi ci ha preceduto aveva vissuto due guerre mondiali comprendendo l’importanza del sacrificio e del sopportarsi ed aiutarsi a vicenda, la mia generazione queste cose le ha solo sentito raccontare (ma abbiamo fatto in tempo a vedere i muri e le divisioni) ma quelle nuove non hanno sofferto, rischiato, vissuto i drammi della guerra e della fame: come possono capire i drammi che li accompagnano e l’inestimabile valore della collaborazione e della pace?

*già deputato PdL/An, ex sindaco di Verbania