Ecco perchè immigrazione e terrorismo viaggiano insieme – di Mario Galardi

Molti commentatori e politici nostrani fanno notare che chi sta commettendo le stragi non è arrivato recentemente con i barconi, ma è cittadino europeo, e con questo vorrebbero farci intendere che l’immigrazione non ha nulla a che fare con il terrorismo. Ma è possibile che non si voglia vedere che nomi e cognomi portano i terroristi, e di quale fede siano invasati? Loro sono i figli degli immigrati arrivati dopo la seconda guerra mondiale e dopo la fine del colonialismo, la cui mancata integrazione sta provocando i disastri che oggi lamentiamo. Se è risultata difficile l’integrazione nei decenni passati, a maggior ragione sarà più ardua quella di chi sbarca ora, soprattutto in una nazione come la nostra, affetta da crisi economica e da una elevatissima disoccupazione giovanile.

In Italia (in altri paesi si stanno più intelligentemente chiudendo le frontiere) trovano chi li va a prendere in alto mare, li riveste, e poi pure li mantiene. Fino a quando continueremo con questo sciagurato buonismo e non metteremo un limite, il flusso sará inesauribile, perchè in Africa e in Medio Oriente vivono più di un miliardo di persone.

Continuare con questa politica significa creare nuove degradate banlieues nelle periferie cittadine e generare quindi le condizioni per maggiori disgrazie future. E mentre accadono i fatti che lamentiamo, in Italia i politici di sinistra, con l’aiuto di incoscienti "moderati", non trovano di meglio che regalare la cittadinanza con lo ius soli, al posto dello ius sanguinis previsto molto saggiamente dalla nostra Costituzione.

In secondo luogo, non è vero che la maggioranza degli extracomunitari che stanno sbarcando in Europa stiano fuggendo da una guerra. Questo è vero solo in parte. In grande maggioranza stanno arrivando in Occidente – in Europa perchè è più accessibile ma, se potessero, non dubitiamo che sbarcherebbero anche negli USA – perchè intendono fuggire dalle loro nazioni, incapaci, non certo per colpa nostra, di garantire migliori condizioni di vita.

In Occidente lo sviluppo scientifico-tecnologico e il sistema capitalistico, figli esclusivi della nostra civiltà e di cui dobbiamo essere orgogliosi, sono i due pilastri che hanno portato il maggiore benessere alle nostre popolazioni. L’Europa non può continuare ad accogliere altri extracomunitari, che oltretutto sono in prevalenza musulmani e quindi, come ormai dovrebbe essere chiaro a chi vuol vedere, sono difficilmente integrabili nella nostra civiltà, che è cristiana, liberale e capitalistica. Purtroppo da noi sono in molti ad avversare queste nostre identità, e quindi portati a favorire l’arrivo di chi può contribuire a farcele perdere.

Se vogliamo salvare l’Italia e l’Europa, le belle parole e le intenzioni lasciano il tempo che trovano. Occorre agire. E la prima e più importante cosa da attuare sarebbe quella di limitare al massimo i nuovi flussi di extracomunitari. Ironia della politica, chi una volta si temeva potesse mettere a repentaglio l’unità del Paese, la Lega, appare oggi come il partito che maggiormente ne difende l’identità.

Quanto all’aiutare lo sviluppo e la democrazia in Africa e in Medio Oriente, nessuno può negare che si tratti di un nobile proposito. Ma non dobbiamo ingannarci. Esportare la democrazia è un compito praticamente impossibile. L’Occidente può fare poco al rispetto, e neppure dobbiamo sentircene responsabili, perchè ad impossibilia nemo tenetur. D’altra parte abbiamo visto che, quando siamo intervenuti militarmente, come in Afganistan, in Irak o in Libia, abbiamo causato più danni di quante storture volessimo correggere.

Se un’evoluzione in senso democratico e liberale avverrà in quei paesi, nel migliore dei casi ci vorranno varie generazioni e decenni. Dobbiamo ricordarci che, per giungere al grado attuale di democrazia, che si può criticare ma che è quanto di meglio si è saputo fare, da noi in Europa sono stati necessari non decenni, ma secoli.