Dire che l’Islam è pericoloso è reato? – di Marco Chierici

Leggo oggi (12/1) sulla Gazzetta di Parma che un certo sig. Riad Khawatmi, musulmano non praticante residente in Italia da quasi mezzo secolo, ha esposto denuncia nei confronti di Matteo Salvini per una frase pronunciata in tv relativa alla pericolosità della religione islamica, pericolosità avvertita per precisione da Salvini stesso. E’ naturalmente diritto del sig Khawatmi utilizzare al meglio la giustizia italiana, probabilmente ha anche margini di successo in una causa legale. Tuttavia in un paese islamico probabilmente non avrebbe tutti i diritti che ha da 48 anni in un paese occidentale democratico come il nostro, ad esempio sposarsi in chiesa come musulmano non praticante (come lui stesso ha dichiarato). Io cristiano non praticante farei fatica a sposarmi in una moschea.

Se mi è consentito, vorrei aggiungere che la religione islamica ha caratteristiche di unicità che la distinguono in modo marcato da tutte le altre. Quali? Molti sono gli elementi di contrasto con il mondo occidentale: elementi sociali, politici, religiosi, di democrazia e libertà. E’ sottinteso, per nostra fortuna, e per nostra mi riferisco ai miscredenti, la maggioranza di chi confessa questa religione è persona per bene e pacifica. Mi viene in mente di rammentare che nel 1981 fu sottoscritta la Dichiarazione islamica dei diritti umani, è la versione islamica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ne seguì un’altra nel 90 al Cairo. Si è resa necessaria per il fatto che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non è compatibile con la concezione della persona e della comunità che ha l’Islam. La mia domanda è: “Qual è quindi la concezione della persona secondo l’islam che ha spinto questi paesi a distanziarsi dal resto del mondo?”.

Penso sia doveroso ricordare che dove le società sono governate da un islam tradizionale, si vieta alle donne di guidare l’auto; una donna non può sposare un musulmano se ancora non si è convertita; non puoi dare tua figlia in sposa a un uomo non musulmano; ti lapidano o ti impiccano se sei omosessuale o ti frustano se commetti adulterio, come suggerito o imposto dal Corano.  La sharia ci dice qualcosa? Arrestare persone perché hanno in casa una Bibbia, ci sembra giusto? Impedire ad un medico uomo di visitare una donna se islamica, ci sembra normale nel 2015? Insomma, non possiamo negare almeno un passaggio del discorso di Salvini, cioè che parliamo di una religione che non è come le altre.

E’ evidente che l’islam non è uguale a terrorismo, ci mancherebbe, ma è vero che quasi la totalità degli atti terroristici sono compiuti in nome di Allah. Il Marocco ieri non ha partecipato alla manifestazione di Parigi e nemmeno tanti altri capi di stato islamici, perché? Perché i musulmani di Parma non sono andati in piazza a manifestare? Perché, sig. Khawatmi, è così debole e fioca la voce dell’islam moderato nei confronti di questi atti barbari e codardi come quelli di Parigi? Se ci tenete davvero a questa causa, alzate la voce, scrivete sui giornali, dichiarate ufficialmente che quei criminali non hanno il diritto nemmeno di nominarlo Allah. Se si tratta di una religione di pace, fratellanza, libertà e amore, perché non posso andare in Arabia Saudita e mangiarmi un salamino alla griglia di maiale o pregare il mio Dio in una Chiesa? Perché mia figlia dovrebbe convertirsi all’islam nel caso si innamorasse di un musulmano? Per lei sig Khawatmi questa sarebbe libertà? Per me no e io credo di non essere il solo a pensarla così. Auguri per la sua causa legale. Nel nostro paese lei può denunciare chi vuole, questa è libertà.