Dal diario dell’olgettina Iris, ‘da Berlusconi orge e lesbiche’

Il caso Ruby sembra essere destinato a non finire mai. Iris Berardi è una delle 21 "olgettine" finite sotto indagine a Milano nell’inchiesta Ruby ter. E’ il maggio 2013 e la modella brasiliana descrive all’interno del suo diario personale – sequestrato dagli inquirenti a seguito di una perquisizione – come si svolgevano le serate organizzare da Silvio Berlusconi nella sua residenza di Villa San Martino: “Non mi sono fatta mancare nulla, dalle orge ad Arcore, alle marchette, sesso con donne, sesso con due uomini contemporaneamente". Nello stesso contesto, annotano gli investigatori milanesi titolari dell’inchiesta Ruby ter, Iris "descrive esplicitamente uno specifico dettaglio di un rapporto sessuale da lei avuto con Silvio Berlusconi".

La modella brasiliana descrive la serata del suo debutto ad Arcore specificando che "le ragazze venivano preparate al peggio" e allertate "a non scandalizzarsi per le cose oscene che avrebbero visto", in quanto "lui le ragazze le bacia in bocca e le tocca". Durante la cena "le ragazze si baciano tra loro e baciano il Presidente", ma questo, sottolinea Iris nel suo diario, "è nulla in confronto alla sala del bunga bunga dove le ragazze si spogliano, si baciano e addirittura si toccano".

Le olgettine secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero state tutte corrotte dall’ex presidente del Consiglio per rendere falsa testimonianza nel ciclo di processi sul caso Ruby. Iris Berardi era ancora minorenne quando iniziò a frequentare le cene del Cav. In particolare, "in ordine al primo contatto con Berlusconi, viene fatto riferimento alla settimana precedente al capodanno, 2008, quando dunque Berardi era ancora minorenne".

DA SENATRICE ROSSI SOLDI A RUBY A fine 2012 Silvio Berlusconi pagò una vacanza in Messico a Ruby e al suo compagno Luca Risso per scongiurare il rischio che la giovane marocchina si presentasse in aula a deporre come testimone nel processo che lo vedeva imputato per concussione e prostituzione minorile. E’ quanto emerge da una lettera scritta da Risso allo stesso Berlusconi e ora finita tra gli altrui atti dell’inchiesta ribattezzata ‘Ruby ter’. "La mia vita lavorativa – scrive l’ex compagno di Karima – prese il colpo di grazia nel novembre 2012 quando Lei, per non far testimoniare Ruby a dicembre, ci chiese di andare via e tornare dopo il 10 gennaio".

Risso specifica che fu "Maria Rosaria Rossi che ci diede i soldi per andare via". Così "partimmo per il Messico e io fui costretto a vendere anche l’ultimo locale che gestivo (al sig. Belsito, in quel tempo segretario della Lega Nord, che mi ha pagato con un assegno vuoto!!)".

La sua è insomma una richiesta di aiuto economico: per questo sollecita Berlusconi di non dimenticarsi "di quello che mi promise, e perlomeno mi aiuti come può". E aggiunge: "Si ricorderà che le dissi, e diverse volte, di stare attento a non dare banconote da 500 euro a Ruby perché era pericoloso, perché andava in giro con buste piene di banconote da 500 e non si preoccupava di farle vedere".

INTERVISTA A RUBY COSTRUITA A TAVOLINO "L’intervista ad effetto" a Ruby andata in onda su Rete4 qualche giorno prima della sentenza con cui il Tribunale di Milano aveva condannato Silvio Berlusconi a 7 anni di carcere e la conferenza stampa-show della marocchina davanti al Tribunale di qualche mese prima sarebbero state proposte da Luca Risso e poi ‘costruite a tavolino’. E’ quel che emerge dalla lettera, ora tra gli atti depositati nell’inchiesta Ruby ter a carico del leader di Forza Italia e altre 33 persone, che Risso ha inviato all’ex premier per chiedergli di mantenere le promesse fatte e un aiuto economico.

"Io come ben si ricordera’ – si legge nella lettera – mi sono messo a sua disposizione per qualsiasi cosa, sapendo entrambi che avevamo a che fare con un ragazzina scapestrata da seguire attentamente". "Spero si ricordi anche della riunione a casa sua dove, con il dott. Toti e il sen. Messina, le proposi una intervista ad effetto con Ruby, che poi registrammo su rete 4. E anche quando le dissi che era necessario un atto molto forte di Ruby e decisi con lei di mandare Ruby davanti al tribunale con il cartello per difendere se stessa e Lei… e attaccare i magistrati. Si ricordera’ – conclude il passaggio della missiva – l’effetto che ha avuto sui media".