Cuperlo (Pd), amarezza per addio Civati. Ma io resto

"Quello di Pippo è un abbandono che lascia un’amarezza profonda. Per la stima verso un amico e anche perché a dire che il Pd non è più casa sua è uno che meno di due anni fa quella casa si è candidato a dirigerla. Prima di lui una figura con la biografia di Cofferati aveva fatto la stessa scelta e con loro altri. Io dico che in qualunque associazione davanti a fatti simili scatta un allarme. Ci si interroga, si cerca di recuperare quelle voci e quelle storie. Scrollare le spalle non è solo una rimozione ma un segno di debolezza". Così l’esponente della minoranza Dem Gianni Cuperlo commenta, in una intervista a La Stampa, l’addio di Civati al Pd.

E aggiunge: "Renzi dovrebbe fare di più. Nei leader esiste una forza che nasce anche dall’umiltà. Avrebbe dovuto chiamare ieri Cofferati e oggi Civati, anche per arginare il rischio di una scissione silenziosa. Sarebbe bello che lo facesse". E aggiunge: "Voglio escludere una scissione perché segnerebbe la sconfitta del progetto nel quale abbiamo creduto", "so però che le parole non bastano e che vivere dentro questo partito, mai come oggi, non è un destino ma una scelta a volte faticosa", "penso che restare e battersi dentro questo partito non sia una scelta meno comprensibile e più fragile. Non è sempre facile, ma è la strada che spero consenta a un partito di vivere le differenze come una normalità e non un virus da abbattere". E alla domanda se sfiderà di nuovo Renzi al congresso previsto nel 2017 risponde: "Temo che nel 2017 saremo in una nuova legislatura e con un congresso già svolto".