Con Macri presidente dell’Argentina cambiano gli equilibri geopolitici mondiali

L’elezione di Mauricio Macri a presidente della Repubblica Argentina è un fatto di enorme importanza, destinato a cambiare gli equilibri geopolitici mondiali. Alla guida della Nazione c’è un liberale di origini italiane, che è pronto a guardare verso Stati Uniti ed Europa per rilanciare l’economia del Paese sudamericano, e che allo stesso tempo denuncia la mancanza di democrazia in alcuni stati dell’America Meridionale, come in Venezuela ad esempio.

"Abbiamo intenzione di invocare la ‘clausola democratica’ del Mercosur" nei confronti del Venezuela, ha precisato Macri durante la sua prima conferenza stampa da presidente eletto, ricordando "gli abusi" che sta perpetrando il ‘chavismo’ al potere nel paese guidato dal presidente Nicolas Maduro. "Le denunce" sono "chiare", ha aggiunto, precisando che "quanto sta succedendo in Venezuela non ha niente a che vedere con gli impegni nei confronti della democrazia".  Parole forti, un atteggiamento diverso da chi l’ha preceduto. Macri appare determinato a risolvere non solo questioni che riguardano l’Argentina e il resto del mondo, ma anche ad intervenire con forza nelle politiche tutte interne al Sud America.

Denunciare pubblicamente, da subito, gli “abusi” contro la democrazia in corso in Venezuela, vuol dire schierarsi apertamente contro la visione chavista del mondo e al fianco degli Stati Uniti d’America, stanchi di un Venezuela colore rosso comunista. Così Macri, figlio di emigranti italiani come Papa Francesco, assume fin da subito una posizione da leader all’interno della regione sudamericana, una posizione coraggiosa e diversa da quella del Brasile, molto in sintonia, per diversi aspetti, con il Venezuela.

Ovviamente la presidenza Macri significa anche e soprattutto che Italia e Argentina da oggi saranno molto più vicine. Macri ha ben chiare in mente e nel cuore le proprie origini italiane e sa che gli italiani d’Argentina hanno contribuito moltissimo allo sviluppo di quella terra. Vorrà certamente fare molto di più per ricucire certe ferite del passato e per costruire quel ponte immaginario tra l’Argentina e lo Stivale fatto di scambi commerciali, economici, sociali e culturali.

Del resto sono bastati pochi minuti domenica notte nel suo primo discorso quale presidente eletto a far ricordare a Mauricio Macri le proprie origini italiane, anzi, calabresi, grazie al padre, uno dei tanti immigrati sbarcati a Buenos Aires ai tempi in cui "si attraversava l’Oceano senza Facebook o Twitter". In quello che rimane uno dei paesi piu’ ‘italiani’ al mondo e tra tanta commozione, Macri ha ricordato indirettamente appunto il padre, Franco, imprenditore miliardario di Buenos Aires, nato nella penisola. Ha fatto riferimento alla lunga fase migratoria in cui tanti italiani avevano quale unica speranza proprio le ‘Americhe’: e in particolare Usa, Venezuela, Argentina. Lasciando da parte il passato e puntando subito al futuro, Macri ha proseguito ricordando "gli immigrati giunti fin qui, dove si sono radicati costruendo una tappa meravigliosa dell’Argentina. Ora – ha sottolineato – tocca a noi".

Gli italiani d’Argentina, ma in realtà di tutto il mondo, festeggiano alla grande la vittoria di Macri e salutano il nuovo presidente con gioia e speranza, con la convinzione che con lui alla guida del Paese l’Argentina si risolleverà e tornerà ad essere uno dei grandi attori della politica mondiale.