di Attilio Fusco
Il Comites di Santo Domingo rivendica il lavoro portato avanti negli ultimi anni a favore della comunità italiana della Repubblica Dominicana. Lo fa attraverso sontuosi comunicati, infarciti di ogni blablabla possibile. Si parla di riunioni, progetti e persino di uno Sportello che ha assistito centinaia di connazionali. Insomma, a detta del Comites un lavorone. Eppure le criticità della comunità italiana restano, a partire dai servizi consolari.
Chissà se questo lo capisce il Segretario Flavio Bellinato, sempre molto presente nella comunicazione pubblica. Ipocrisia o ignoranza? Oltre alle chiacchiere e al politichese, quali risultati concreti sono arrivati per gli italiani residenti in RD?
A quattro anni e mezzo dall’insediamento dell’attuale Comites di Santo Domingo, e alla vigilia della nuova tornata elettorale per i Comitati degli Italiani all’Estero, è arrivato il momento di fare una domanda molto semplice: che cosa è cambiato davvero nella vita degli italiani residenti nella Repubblica Dominicana? Non è una domanda polemica fine a se stessa. È una domanda di bilancio. Perché un Comites non dovrebbe essere giudicato dal numero di comunicati di Bellinato, dalle riunioni organizzate, dalle dichiarazioni rilasciate o dalle carte prodotte. Dovrebbe essere giudicato soprattutto dalla capacità di realizzare cose concrete, intercettarne i problemi e contribuire a risolverli. Qui qualche interrogativo, inevitabilmente c’è.
Il Comites ha inoltre realizzato lo “Sportello Comites”, progetto di assistenza e orientamento rivolto agli italiani residenti nella Repubblica Dominicana. Tuttavia, a noi – ma soprattutto agli italiani della RD – tutto questo gran da fare e gran comunicare appare solo come fumo negli occhi.
Senza dimenticare che sullo Sportello Comites in tanti hanno storto il naso, perché i connazionali pare debbano essere ricevuti nella sede di un imprenditore locale, nonché rappresentante di una certa parte politica. Perché gli italiani dovrebbero essere costretti a recarsi presso l’ufficio di un privato, schierato da sempre politicamente, famoso per le sue feste in camicia nera e braccio alzato? Cosa dice Bellinato al riguardo?
Al di là di questo aspetto, quello che ci interessa davvero è la qualità di vita dei connazionali. A questo proposito, lo stesso Comites nel 2024 denunciava pubblicamente che, nonostante precedenti appelli, le criticità sono aumentate.
Passaporti, appuntamenti, servizi online, visti: questioni che non sono marginali, ma riguardano la quotidianità dei cittadini italiani residenti nell’isola, che continuano ad andare avanti con una certa difficoltà.
Attenzione: non si tratta soltanto di una percezione esterna. Nel 2025 la presidente del Comites, descriveva ancora una comunità alle prese con difficoltà concrete: tempi dei servizi consolari, documenti, AIRE, passaporti, burocrazia, costi della sanità privata, pensioni, contributi e difficoltà di orientamento per chi arriva nella Repubblica Dominicana.
Ancora più recentemente, nel 2026, all’interno dello stesso Comites si è tornati a parlare delle lunghe attese per ottenere appuntamenti per il passaporto, con il problema indicato come causa di disagi e difficoltà per i cittadini.
Insomma: dopo quattro anni e mezzo, molte delle questioni fondamentali sono ancora sul tavolo. E questi signori, con Bellinato in prima fila, hanno addirittura l’ardire di dire che hanno lavorato, che hanno ottenuto risultati. Ma dove? Quali? Forse parlano di quei libri raccolti e che nessuno leggerà mai?
Qui il punto non è stabilire se il Comites abbia prodotto documenti. Il punto è capire quanto quei documenti abbiano prodotto risultati. È proprio qui che si misura l’utilità di un Organismo di rappresentanza.
Scrivere una lettera all’Ambasciata è utile, così come può essere utile partecipare a una riunione, inviare una richiesta al MAECI, realizzare un tutorial oppure organizzare uno sportello. Ma se un cittadino italiano continua ad avere difficoltà a ottenere un appuntamento per il passaporto, continua a incontrare ostacoli burocratici e continua a rivolgersi allo Sportello Comites per capire come accedere a servizi fondamentali, allora bisogna avere il coraggio di chiedersi se il lavoro politico-istituzionale svolto dal Comitato sia stato sufficiente.
Perché fare attività non è la stessa cosa che ottenere risultati. C’è una differenza enorme. Anche il cane che si morde la coda gira come un pazzo e sembra una trottola. Ma cosa ottiene? Un fico secco.
Il caso Flavio Bellinato
In questo quadro merita una riflessione particolare il ruolo di Flavio Bellinato, consigliere del Comites e attualmente segretario del Comitato, nonché presidente di diverse commissioni di lavoro.
Bellinato – per anni coordinatore del MAIE di Ricardo Merlo – è certamente il consigliere più presente nella comunicazione pubblica. Ha pubblicato resoconti dell’attività del Comites, ha illustrato interventi sui servizi consolari, ha partecipato alla gestione dello Sportello e ha prodotto numerosi interventi sui problemi della comunità italiana.
Lo stesso Bellinato ha pubblicato nel 2024 un lungo resoconto delle iniziative realizzate dal Comites sui passaporti e sui servizi consolari, elencando comunicazioni, richieste istituzionali, incontri e progetti.
Eppure proprio per questo la domanda nei suoi confronti può essere ancora più precisa. Bellinato scrive molto. Ma quanto è riuscito concretamente a cambiare? Questa è una domanda politica, istituzionale e giornalistica.
Chi ricopre un ruolo di rappresentanza deve inevitabilmente accettare che il proprio operato venga misurato. Se si rivendicano pubblicamente risultati, è altrettanto legittimo chiedere quali siano questi risultati, al di là del fumo negli occhi a cui abbiamo accennato poco sopra.
Una Comunità che continua a chiedere attenzione
Il problema, infatti, non è soltanto quello dei passaporti. La comunità italiana nella Repubblica Dominicana è molto più articolata di quanto spesso venga raccontato: imprenditori, professionisti, pensionati, giovani, famiglie, lavoratori, italiani residenti nelle province lontane dalla capitale.
Una comunità che ha bisogno di rappresentanza anche fuori da Santo Domingo, in tutto il Paese. Ed è proprio la distanza geografica uno dei problemi evidenziati dallo stesso Comites: chi vive nelle province può incontrare ulteriori difficoltà nell’accesso ai servizi.
Nel frattempo, sui social e negli spazi online dedicati agli italiani nella Repubblica Dominicana continuano a emergere domande, lamentele e richieste di aiuto sui servizi consolari e sulle procedure burocratiche. Il problema, quindi, non è inventato.
Non basta rispondere che il Comites non ha poteri diretti sull’Ambasciata o sul MAECI. È vero: il Comites non può sostituirsi allo Stato italiano. Ma proprio perché la sua funzione è quella di rappresentare la comunità e portarne le esigenze alle istituzioni, il metro di giudizio deve essere la capacità di incidere, ottenere risposte, costruire soluzioni e soprattutto far sentire gli italiani meno soli davanti ai problemi.
Quattro anni e mezzo sono tanti
Quattro anni e mezzo sono un periodo sufficientemente lungo per fare un bilancio. Quanti problemi sono stati risolti? Quante criticità sono state eliminate? Quante richieste dei connazionali hanno prodotto un cambiamento concreto? Quante iniziative sono rimaste invece allo stadio della comunicazione, della riunione, della richiesta formale o della promessa?
Sono domande alle quali gli italiani della Repubblica Dominicana hanno il diritto di ottenere risposte. Flavio Bellinato dovrebbe capire che il Comites non è un ufficio stampa né un’associazione culturale. Non è nemmeno una pagina Facebook. È un organismo di rappresentanza degli italiani all’estero. La rappresentanza, alla fine, si misura soprattutto su una cosa: quanto riesce a essere utile alle persone che rappresenta.
Il vero bilancio
Il Comites di Santo Domingo può certamente presentare un elenco di attività svolte e i documenti ufficiali dimostrano che quell’elenco esiste. Ma dall’altra parte c’è una comunità che, ancora oggi, segnala problemi e chiede maggiore attenzione. Questa contraddizione non può essere ignorata.
Qui il bilancio diventa politico. Non perché qualcuno debba essere accusato di non aver lavorato. Ma perché, dopo quattro anni e mezzo, è legittimo chiedere se il lavoro fatto sia stato abbastanza. Soprattutto a chi, come Flavio Bellinato, ha scelto di raccontare pubblicamente e con grande frequenza l’attività svolta. Perché più si comunica ciò che si fa, più è naturale che i cittadini chiedano conto dei risultati.
Dunque, continuità o rinnovamento? Alle prossime elezioni del Comites di Santo Domingo, sarà questa la domanda a cui rispondere. La parola agli elettori.





























