Comites e CGIE, un Sorriso anziché lacrime e sangue – di Marco Fedi

Dopo la pubblicazione su ItaliaChiamaItalia dell’analisi di Augusto Sorriso, interviene nel dibattito che ruota intorno a Comites e CGIE anche l’On. Marco Fedi, deputato Pd eletto all’estero residente in Australia. Qui di seguito, pubblichiamo l’intervento di Fedi.

Lacrime e sangue: non certo da me. Confusione da molti. Augusto Sorriso commette un errore non riconoscendo un fatto, evidente, palese, scontato: Comites e CGIE hanno esaurito una fase, andavano ripensati, non è stato fatto e il risultato è la distanza dagli elettori che non votano e non partecipano. Non si iscrivono per tante ragioni, poco tempo, poca informazione, nessuna comunicazione, rinvii e, direi al primo posto, carenza affettiva o deficit da accudimento. Non ci vogliono bene o non ci siamo presi cura di loro!

Tra questi, Sorriso, richiamando il Sen. Micheloni, pone anche i parlamentari eletti all’estero, che non sono stati capaci di farsi voler bene e di lavorare bene. Possiamo avere opinioni diverse, non sarebbe la prima volta con Augusto Sorriso, ma una cosa credo possiamo dircela tutta, fino in fondo. Quando abbiamo parlato di elenco degli elettori abbiamo sempre posto come condizione essenziale un vero piano di informazione e comunicazione. La lettera inviata alle famiglie sarà stata informazione, ma certamente come comunicazione il risultato era "zero" in partenza.

Introdurre l’elenco degli elettori significa lavorarci almeno 18 mesi, con risorse adeguate. I Comites eletti nel mondo non sono delegittimati dal voto, numeroso o insufficiente che sia, ma dal vuoto reale di poteri. Eleggiamo comitati che non possono fare alcunché se non riunirsi. Una seria proposta di riforma potrebbe ridisegnarli per avere risorse e fare cose positive per le comunità.

La rappresentanza politica è altra cosa. È scelta politica e di parte, è lavoro per sviluppare sulle posizioni di parte un senso comune, rappresentando esigenze complessive alle quali dare risposte. È la politica che serve il Paese e nel Paese ci siamo anche noi.

D’altronde Sorriso è autenticamente espressione di parte quando attacca il Governo Renzi. Un Governo che in un breve arco temporale ha fatto svolgere le elezioni dei Comites, richieste ogni giorno a gran voce da tutti i livelli di rappresentanza. Ben altra l’esperienza del Governo Berlusconi: solo tagli, discriminazioni e chiusure consolari.

La rappresentanza però vive una crisi profonda. Se la si vuole ridurre ad interesse specifico, di settore, degli italiani nel mondo, si perde il carattere collettivo, generalista direi, della politica. Quel carattere che ci porta a sostenere l’esigenza della parità di trattamento, ad esempio, che vediamo realizzarsi, anche se con troppa lentezza. Ritenere che gli eletti all’estero possano avere un peso esclusivo sulle vicende delle nostre comunità senza saper contare in Italia e nel mondo è non solo illusorio ma anche sbagliato. Per contare occorre essere in un gruppo parlamentare e saper lavorare insieme agli altri su temi comuni.

Altro discorso è quello relativo alla ricomposizione del CGIE dopo il rinnovo dei Comites. Ricordo che lo stesso CGIE, di cui Sorriso è esponente di rilievo, si adoperò per ripensare la sua composizione anziché agire sul numero di Comites nel mondo. Il Parlamento votò un testo proposto dalla Farnesina, senza possibilità di emendarlo causa voto di fiducia, sul quale era arrivato in extremis il parere positivo del CGIE.

La norma approvata è stata giudicata da molti sbagliata. Riconduce un organo di rappresentanza collettiva e collegiale ad un mero meccanismo numerico, ne svilisce ancor più le prerogative, lo indebolisce e lo rende schiavo di logiche territoriali e continentali. Possibile pensare, come fa Sorriso, che il diavolo ci abbia messo la coda, e che i detrattori della rappresentanza vogliano un organismo debole in partenza. Ma se la reazione è un harakiri collettivo attaccandoci a vicenda, io prendo le distanze.

Il Governo ha fatto una mezza proposta, che ha trovato una mezza risposta. Di chi sono le responsabilità maggiori? Di chi non ha accettato una proposta di mediazione, oppure di chi è rimasto alla finestra "aspettando Godot", in attesa che il Governo si accingesse a disfare ciò che aveva proposto, oppure il Governo stesso che ha presentato una mezza proposta sapendo che avrebbe diviso e quindi, consapevolmente, attendere che la mezza proposta si svuotasse? Ecco, un esecutivo serio sui temi degli italiani nel mondo, avrebbe avuto una idea chiara. Il Governo non ha questa chiarezza.

Il Governo ha ben chiare solo le prerogative della Farnesina, questo è il vero problema. Dalla rappresentanza alla rete consolare, dai diritti dei lavoratori a contratto fino ai lettorati, l’amministrazione vince e il Governo accetta passivamente le decisioni della burocrazia. Credo che la battaglia sia ancora in corso, spero ci si possa ricompattare, assegnando a ciascuno una parte di responsabilità ma anche una parte del progetto di rinascita.

Sorriso pensa a sacrifici, alla fine della rappresentanza parlamentare ed alla braccia di Morfeo in una sorta di opera sarcastica, il problema è che questa rappresentanza è risultato anche del suo lavoro, dei suoi voti, il problema è che Renzi non pensa ad azzerarci ma potrebbe anche non pensarci affatto, e dobbiamo evitarlo, il problema è che sonnecchiare senza far danno può anche essere utile. In passato, sulle proposte di riforma di Comites e CGIE, che arrivavano dal Senato, fu proprio il CGIE a schierarsi contro. Quelle proposte non erano risolutive, ci avrebbero condotto esattamente dove siamo oggi, ma rappresentavano un grido d’allarme sul quale tanti hanno sonnecchiato. E in quel caso hanno prodotto anche un danno.

*deputato Pd eletto all’estero, residente in Australia