Cervelli in fuga, Lattuca (Pd): “Quadro preoccupante, in Italia nessuna opportunità”

“Come Paese dobbiamo accettare che le migliori risorse cerchino di cogliere opportunità all’estero, dall’altra dovremmo metterci nelle condizioni di attrarre giovani da altri Paesi europei”

Il più giovane parlamentare italiano, Enzo Lattuca, deputato del PD, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus. Ogni anno oltre 100mila italiani decidono di trasferirsi all’estero. Molti di questi sono giovani. Proprio riguardo i giovani italiani che vanno all’estero per trovare lavoro e la questione dei neet, Lattuca ha commentato: “E’ un quadro preoccupante. Se da un lato la mobilità dei giovani tra Paesi europei può anche essere letta in maniera positiva, dall’altro lato sappiamo benissimo che c’è anche chi fugge da una situazione come quella italiana che non offre alcuna possibilità a questi ragazzi. Come Paese dobbiamo accettare che le migliori risorse cerchino di cogliere opportunità all’estero, dall’altra dovremmo metterci nelle condizioni di attrarre giovani da altri Paesi europei”.

“All’Italia, come a larga parte dell’Europa che si affaccia sul Mediterraneo, mancano la crescita economica e le opportunità di lavoro. Le politiche di austerità che l’Europa ha dettato in questi anni di crisi ci hanno portato fino a questo punto. Noi, come generazione, non dobbiamo perdere la speranza. Io, come tutti, mi sono trovato davanti a momenti positivi e negativi, l’importante è non demordere. Anche chi è andato via spero che continui a seguire le vicende del nostro Paese e non perda la speranza di tornare. Noi che facciamo politica dobbiamo fare in modo che queste speranze si concretizzino”.

Lattuca sta facendo un dottorato di ricerca in diritto costituzionale e si è espresso riguardo il referendum. “Per tre volte ho votato sì alla Camera alla Riforma – ha affermato Lattuca -, quindi mi sono già espresso. Alcune parti si potevano scrivere molto meglio. Sul nuovo Senato si è rimasti in mezzo al guado, rispetto a un Senato delle garanzie e un Senato delle autonomie. Si è scelto per il Senato delle autonomie, ma in realtà non si è fatto un passo definitivo verso quella tipologia di Camera, questo è un elemento di incompiutezza della riforma che poteva essere affrontato in maniera più efficace. Altro tema la riscrittura dell’articolo 117, non sono sicuro che eviterà il conflitto Stato-Regioni sulle materie di competenza”.