Quale politica emergente?

A nostro avviso, prima delle alleanze, c’è da rendere ben noti agli italiani i programmi che i partiti intenderanno presentare a un Parlamento magari rinnovato, se non nei nomi, certamente nei numeri

Tutti i nodi stanno venendo al pettine. L’Esecutivo resta in evoluzione; anche se non toglierà le “castagne dal fuoco”. Mentre si avvicina la tornata referendaria, come sarà costituito il prossimo Parlamento e quale Esecutivo ne sarà partorito resta un’incognita sulla quale bisognerebbe porre maggiore attenzione. Intanto, il Mediterraneo s’è trasformato in un mare di fuga. Spesso senza speranza.

Sul fronte dell’accoglienza, non siamo in grado d’esprimere un parere. Certo è che l’Italia è uno Stato Stellato e non può sobbarcarsi un peso umanitario che è insostenibile. Noi, piuttosto, preferiamo un’analisi della situazione interna; lasciando a “altri” le incombenze delle supposizioni. Sul fronte politico, con ottobre, la tensione è aumentata. I contrasti tra Maggioranza e Opposizione si sono accentuati.

Così, ciascuno preferisce curare i consensi, taciti o palesi, del momento. Certo è che la compagine politica dell’autunno è da esaminare. Anche perché questa Terza Repubblica si dimostra non migliore della Seconda. Così i partiti, ai cui vertici non intravediamo nomi nuovi, hanno da muoversi con accortezza per evitare d’essere sconfessati prima che l’agonismo abbia inizio. Perché la posta in gioco è di tutto rispetto.

I politici, che fanno capo al Terzo Polo, sanno di contare ancora poco. Per esistere, anche dopo il rimutato del referendum elettorale, potranno solo far conto sulle “alleanze” che, per altro, vediamo di difficile realizzazione. Perché resta ancora da dimostrare con chi. Per ora, abbiamo solo intravisto qualche segnale di disponibilità su un unico punto: molti vorrebbero che la normativa elettorale italiana sia riscritta.

A nostro avviso, prima delle alleanze, c’è da rendere ben noti agli italiani i programmi che i partiti intenderanno presentare a un Parlamento magari rinnovato, se non nei nomi, certamente nei numeri. L’Italia del “SI” chiede “coscienza”, più che “scienza”. Come a scrivere che gli uomini giusti si potrebbero trovare anche lontano dai gruppi politici in essere. Le tesi del “NO” non sono, sotto questo profilo, dissimili.

Il Governo Renzi, tanto per rimanere in tema, ne è la prova. Attenzione, quindi, a non confondere l’emergenza socio/politica con la situazione interna del Paese. Ne risulterebbe una realtà inconcludente. Solo dopo il risultato referendario, sarà nostra premura evidenziare le concrete opportunità di ripresa per il Paese. Senza una politica emergente, però, non riusciamo a intravedere un futuro meno subordinato.