Per capire gli umori degli elettori nei riguardi della volontà di Casini di tornare ad allearsi con Berlusconi, è interessante leggere i commenti dei lettori all’ottimo articolo di Feltri sul Giornale. Sono tutti aspramente critici e non ce n’è uno che approvi il suo ritorno.
Siamo ben consapevoli che la realpolitik obbliga molte volte un leader ad accettare dei compromessi, e che poi i suoi elettori devono avallarli, magari turandosi il naso. E sappiamo anche che la memoria degli italiani è piuttosto corta. Tuttavia dobbiamo ricordare che Casini, quando immeritatamente fu il presidente della Camera per un’intera legislatura, non contribuì a facilitare le decisioni del governo. Anzi, lui e il sodale (a quel tempo) Gianfranco Fini si distinsero per le puntigliose differenziazioni, per i loro veti posti a provvedimenti considerati ad personam, e per la richiesta dilatoria di un cambio di governo (la famigerata “discontinuità”, che favorì la sconfitta del centrodestra nel 2006).
Di Pier Ferdinando Casini, nei suoi interventi o nelle sue interviste, non si riporta nulla di significativo. Solo l’enunciazione di modesti obiettivi, tipo il “quoziente familiare”, oppure belle frasi generiche, adatte a chi intende galleggiare ed è pronto a fare accordi a destra o a sinistra, secondo le convenienze. Vale a dire la politica dei due forni, che sarebbe piaciuta tanto a Casini, ma che, per nostra fortuna, non gli è riuscita. E ricordiamo benissimo la sua lunga insistenza nel dichiarare che il “problema è Berlusconi”, e quindi il suo contributo alla nascita del non rimpianto governo Monti.
Allora ci domandiamo che sincero alleato potrà mai essere, e che contributo potrà dare al programma del centrodestra, lui che è un oppositore del bipolarismo e che si dichiara favorevole all’introduzione dello “ius soli”. È da pensare che, più che i voti che porterà in dote, peseranno gli inevitabili contrasti interni provocati dal suo ritorno.
Berlusconi molte volte è stato lungimirante, ma altre volte ha preso decisioni e fatto scelte sbagliate. È vero che le sta pagando in prima persona, ma stanno pesando anche su tutti i cittadini. In Forza Italia e nel Pdl abbiamo visto troppe volte, in particolare nella nostra circoscrizione estero, la scelta di candidati inadeguati e che se ne fregavano dei programmi. Avrebbe dovuto insospettire il loro aver girovagato previamente in altri partiti. E infatti molti di loro, eletti e non eletti, se ne sono poi andati verso altri lidi, e il loro apporto è stato meno di zero. Si provi allora a premiare la coerenza delle persone e le identità di vedute.
L’Italia non ha nessun bisogno dello “ius soli”. Le esigenze sono ben altre. Quella non più differibile della riforma della giustizia, a cominciare dalla separazione delle carriere nella magistratura, tra giudici e accusatori inquirenti. Attuare la sburocratizzazione delle innumerevoli normative, comunali, provinciali, regionali e statali, che soffocano le imprese e tormentano i cittadini, e che sono uno dei più forti impedimenti alla ripresa economica. È necessaria la riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro. Occorrerà modificare i nostri rapporti con l’Europa, e mettere un freno all’immigrazione incontrollata. E poi c’è da fare la riforma che riguarda l’assetto istituzionale dello Stato. Senza queste riforme resteremo nella palude dell’indecisione e della crisi. Della necessità di mettere da parte la vecchia politica, si sono convinti in molti anche nel Partito democratico, e infatti Renzi rappresenta un grosso e positivo passo avanti nei confronti degli Epifani, dei Bersani, e delle Bindi.
Desidero aggiungere due considerazioni. La prima riguarda la possibile data delle elezioni. Nella sua intervista al Corriere, Berlusconi dichiara che, dopo quella del sistema elettorale, è possibile fare la riforma costituzionale del Senato e, dato che questa richiede necessariamente tempi lunghi, si andrebbe alle elezioni solo nel 2015. Ci domandiamo come si potrà attendere tanto tempo senza mettere mano alle altre riforme, in mancanza delle quali sarà impossibile uscire dalla crisi economica, e continuerà a crescere l’esasperazione della gente. Siamo del parere di coloro che sostengono che, con la nuova legge elettorale, sarebbe opportuno effettuare le elezioni politiche insieme a quelle europee del 25 maggio, o comunque entro quest’anno. Ovviamente, tra il dire il fare, c’è di mezzo Napolitano.
La seconda osservazione riguarda il centrodestra, che si continua a definire dei moderati e dei conservatori. Oggi, più che della moderazione, si sente il bisogno di un radicale rinnovamento della nazione, delle sue leggi e della sua organizzazione. Sono convinti di questo anche i giovani grillini. Dovremo cercare di allontanarli dalle velleità rivoluzionarie e dalle idee balzane, e fare in modo che, almeno una parte di loro, possa dare il suo contributo.
Quanto alla conservazione, è da rifiutare decisamente se riguarda la situazione attuale e i privilegi della politica, ed è invece da sottoscrivere per il nostro patrimonio artistico, che è il maggiore dell’umanità, e che i tanti sostenitori del multiculturalismo e di ogni buona causa nel mondo, farebbero bene a tenere in maggiore considerazione. Gli altri paesi non si fanno certo scrupolo nel promuovere i propri interessi. Noi, in Italia e all’estero, dovremmo fare molto di più per difendere il nostro territorio, e per promuovere le nostre eccellenze e la nostra cultura.





























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