Caro 2016, portaci un’Italia che difenda davvero il made in Italy

“Salute? Prosperità? Felicità? Facciamo un gioco: in questo Natale scriviamo una letterina in cui chiedere, per il nostro Paese, un anno migliore. Caro 2016… ecco che Italia vorremmo”. Apre così il nuovo numero del mensile Prima di Tutto Italiani, foglio targato CTIM, mettendo l’accento su cinque punti, basilari, per consentire all’Italia di guardare all’anno nuovo davvero con occhi nuovi. 

E osserva: “Vorremmo un’Italia che non costringa alla fuga aziende nate e cresciute qui, come lo storico marchio Pininfarina, appena ceduto agli indiani. Ma non per un mero nazionalismo di facciata, bensì perché le industrie portano prodotti e occupazione, quindi potere contrattuale. Vorremmo un sistema di welfare in cui, ferma restando una logica non assistenzialistica, non si sviliscano i diritti dei lavoratori come sta accadendo per il caso De Tomaso. Vorremmo un regime di concorrenza vero e veritiero, che eviti gli attuali problemi per i coltivatori italiani, le cui olive di serie A finiscono nel tritacarne della contraffazione, a tutto vantaggio di chi spaccia per extravergine un olio medio, che significa la tomba del made in Italy”.

“Vorremmo un’infrastruttura socioculturale – si legge ancora sul foglio del Comitato Tricolore per gli italiani nel mondo – che non demonizzi il diverso, ma che non releghi a periferica la storia e la tradizione cattolica italiana, bagaglio che troppo spesso viene immolato sulla scia di un modernismo che è tafazziano. Vorremmo un’Europa unita, dall’Atlantico agli Urali, con un’Italia finalmente protagonista e non perennemente ancorata alle decisioni degli altri. Chiediamo troppo? Sì, ma i grandi sogni sono la benzina dei grandi curvoni della storia. Da affrontare, sempre e comunque, a testa alta”.