Calciatori italiani all’estero, Ambrosini dimentica il Milan in Florida – di Roberto Zanni

Il Massimo Ambrosini, una bandiera. Che il Milan da un giorno all’altro ha voluto togliere di mezzo e non certo nel modo più elegante. In un attimo si sono voluti cancellare 18 anni di fedeltà, di abnegazione. Tifosi del Milan o no, tutti, nessuno escluso, non possono che aver applaudito in tutti questi anni Massimo Ambrosini, per il suo gioco, ma anche per la sua correttezza, in campo e fuori, prima come uomo e poi come giocatore. Il suo addio è stato anche triste, ma non per questo si è fatto convincere dalle parole, tardive, del presidente Silvio Berlusconi che gli aveva offerto, dopo che era già stato messo alla porta, di restare nella famiglia del Milan, per un altro anno… Una concessione alla quale Ambrosini ha detto ‘no, grazie’, ma non per questo smetterà di giocare, a 35 anni ha ancora qualcosa da dare al mondo del calcio e subito la Fiorentina si è fatta avanti. E l’anno prossimo con tutta probabilità vedremo Ambrosini in viola. Ma per il momento l’ex bandiera del Milan, anche per distrarsi dopo l’inatteso benservito arrivato dai rossoneri, farà un salto a Fort Lauederdale, un’oretta a nord i Miami, per un camp che da lunedì prossimo, fino a venerdì, terrà sotto il nome della ‘Champ International Camps’, la società che ha fondato assieme agli amici, colleghi ed ex colleghi, Billy Costacurta, che ne è il presidente, Fabio Cannavaro e Massimo Oddo. Dalla prossima settimana Ambrosini sarà raggiunto anche da Ibrahim Ba, Stefano Nava e Main Feuk, ex giocatrice ora diventata allenatrice e che fa parte dello staff di campioni della CIC. Un progetto che Billy Costacurta ha definito così: "Io e i miei partners – ha spiegato – abbiamo una visione di come educare, in tutto il mondo, i più giovani per questa esperienza unica nei nostri camp".

Per l’occasione il camp di Fort Lauderdale si svolgerà in collaborazione con una società locale, Strikers Football Club, e assieme hanno creato una partnership con la Johns Hopkins Kimmel Center per la ‘Cancer and Red Card Cancer’. "Siamo orgogliosi di far parte della ‘Red Card Cancer’ – ha aggiunto Costacurta – vogliamo che i nostri camp facciano la differenza aiutando gli altri". Ecco quindi che attraverso il camp di Fort Lauderdale, oltre ad offrire a ragazzi e ragazze una esperienza davvero unica, a contatto di autentici campioni c’è anche la possibilità di dare un aiuto alla ricerca contro il cancro. Ma se a Fort Lauderdale il calcio può aiutare a combattere il cancro, un po’ più sud, a Miami Beach, ci sarà questo fine settimana un torneo di footvolley, quel mix di calcio e pallavolo da spiaggia, il cui scopo sarà la sensibilizzazione nei confronti di un tema, che purtroppo, è attuale non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche sui campi di calcio: il razzismo. Tutti ricorderanno quelle che successe il 3 gennaio scorso durante l’amichevole, poi sospesa, tra la Pro Patria e il Milan: insulti e cori ignobili nei confronti di alcuni giocatori rossoneri, in prima luogo Prince Boateng (al quale il Milan aveva fatto sapere che se fossero arrivare buone offerte non avrebbe detto di no, ma il giocatore non sembra disposto ad andarsene..) che si tolse la maglia e se andò dal campo. Ecco allora che prendendo spunto da quell’episodio al Lummus Park che si trova su Ocean Drive, a Miami Beach, si svolgerà un torneo di footvolley creato apposta per sensibilizzare l’opinione pubblica nella lotta contro il razzismo. Doveva esserci anche il milanista, ma proprio alla vigilia della partenza ha dovuto rinunciare per alcuni improvvisi impegni sopraggiunti a Milano. Ma ci sarà il fratello Jerome Boateng, fresco vincitore della Champions con il Bayern Monaco, poi Oguchi Onyewu, giocatore del Malaga e nazionaler statunitense, quindi il connazionale DaMarcus Beasley, che gioca nel Puebla, Edson Braafheid del Twente, Sejad Salihovic del 1899 Hoffenheim, Alex Meier dell’Eintract Francoforte e altri ancora, ma anche un giocatore di basket che avrebbe voluto fare il calciatore, Steve Nash il playmaker dei Los Angeles Lakers. Una iniziativa nata dalla SWOL (Soccer Without Limits), società fondata dall’ex giocatore, e ora scout dell’Arsenal, Daniel Karbassiyoon assieme ad Adam Davis.