Berlusconi, toghe rosse mi vogliono morto ma io non mollo

Silvio Berlusconi, in un’intervista rilasciata a Tgcom24, parla di “magistrati politicizzati” che sono profondamente “accecati da un odio pregiudiziale” nei suoi confronti. “Mi vorrebbero interdetto e politicamente morto”, sottolinea il Cavaliere, che tuttavia assicura: “noi resisteremo per deludere le loro aspettative e fare il bene del nostro Paese".

Le sentenze di questi giorni rischiano di rendere precario l’equilibrio dell’attuale esecutivo? A sentire il leader del PdL, sembrerebbe di no: “Non saremo noi a mettere in crisi questo governo. Queste sentenze arrivano in un momento cruciale, mentre cerchiamo di tirare fuori l’Italia dalle difficolta’ con una collaborazione non facile con il Pd. Una collaborazione che pochi pensavano fosse possibile realizzare”. Un tentativo, quello delle larghe intese, che il Cav definisce “storico” e “di portata superiore a quella del governo Andreotti”. Il PdL e le forze del centrodestra andranno “avanti su quella strada per poter realizzare le riforme e per rendere l’Italia un Paese pienamente governabile”.

Il momento attuale è “difficile”, “la coesione deve essere nazionale e deve prevalere sulla demonizzazione dell’avversario”. Le riforme per l’Italia non possono più essere rimandate. Ma certa magistratura questo non l’ha capito, commenta Berlusconi, convinto che alcune toghe rosse non si rendano conto che quella delle riforme sia “l’unica strada” da percorrere per fare in modo di “portare l’Italia in sicurezza”. Si tratta di “magistrati politicizzati, accecati da un odio pregiudiziale”. Ma il l’uomo di Arcore, assicura, non ha nessuna intenzione di mollare né di abbassare la guardia. Alla manifestazione di piazza targata PdL, prevista per questo fine settimana a Brescia, il Cav dirà che resta in campo, e parlerà "delle riforme di cui l’Italia ha bisogno. Parleremo anche di riforma della giustizia, che significa parita’ tra accusa e difesa, separazione delle carriere, di responsabilita’ civile dei magistrati".