Berlusconi decaduto, la normalità che sorprende – di Alessio Giaccone

Silvio Berlusconi è stato condannato per frode fiscale e allontanato dalle istituzioni. Non è più senatore. Perderà molti diritti e questo gli brucia di più, perchè adesso rischia non solo l’arresto, ma, cosa gravissima per lui, l’oblio.

Interdizione e incandidabilità sono battute d’arresto fatali, se non si tiene alta la tensione. Da qui nasce la decisione di passare all’opposizione e di cavalcare l’onda della protesta popolare, sempre foriera di successo alle urne. Il clima da guerra civile, incruenta per fortuna, non è cambiato: da una parte si piange e si grida all’omicidio politico,  dall’altra si esulta e si brinda alla fine del ventennio berlusconiano. Ma anche queste reazioni sono sbagliate.

In realtà, in un Paese normale, la condanna in terzo grado avrebbe dovuto produrre automaticamente le dimissioni forzate o l’estromissione dal Parlamento per indegnità. Esultiamo perchè, per una volta, l’iter giudiziario e quello legislativo hanno funzionato: nessuna prescrizione, nessun rallentamento nell’applicazione della legge. Insomma, dinanzi al mondo, la politica italiana è riuscita a non perdere la faccia.

Quel calderone che tiene insieme deputati e senatori nella stessa casta, ha rischiato di smentire se stesso, avendo approvato soltanto un anno fa, in grande fretta e con gran fervore, una legge inneggiante al "Parlamento pulito". Pensieri ed azioni di costoro sono così lontani e allo stesso tempo così vicini, da proteggersi a vicenda, raccontando alla Nazione di battaglie e contrapposizioni che tutti fingono, ma in realtà non esistono. Faccio una legge, ma appena colpisce chi non voglio, mi lamento definendola anticostituzionale. E aggiungo tra l’altro la classica difesa amorale del "così fan tutti". Ma non funziona così. Un ladro uguale ad un ladro non si semplificano come in matematica. Fanno due ladri. E da qualcuno bisogna pur cominciare. Questi ragionamenti deliranti ci rendono non credibili con le stesse istituzioni europee che vogliamo convincere, facendo fare la figura degli scemi a tutti.

La tanto declamata purificazione dei partiti rivela la sua debolezza dinanzi alla prova del nove. Il lato destro invoca la scissione appoggiandosi alla rinascita di un marchio (perché Forza Italia è quello) che di nazionale ha solo il nome. Il lato sinistro, che l’anno scorso ha perso le elezioni per una errata concezione di superiorità, tenta la carta del ritocchino estetico dando fiducia al solo politico italiano giovane e rampante, che sembra promettere rinnovamento ma somiglia molto al vecchio (de)caduto temporaneamente in disgrazia. Una situazione veramente triste.