Amministrative in Italia e legislative in Francia, populismi sconfitti

Macron vince le elezioni legislative di Francia, mentre il Front National perde consenso e si dice deluso dal risultato. Il Movimento 5 Stelle è fuori da tutti i ballottaggi, al di là di ogni aspettativa

Dicevano che Macron avrebbe avuto problemi a governare perché alle elezioni legislative non avrebbe raccolto abbastanza voti. Si sbagliavano. E parliamo del Fn.

Dicevano che avrebbero conquistato il ballottaggio in diverse città italiane e che sarebbero andati al governo di diversi comuni. Si sbagliavano. E parliamo di Grillo e dei suoi adepti.

Invece…

Il presidente Macron vince le elezioni legislative di Francia, mentre il Front National perde consenso e si dice deluso dal risultato. Il Movimento 5 Stelle è fuori da tutti i ballottaggi, al di là di ogni aspettativa.

Dunque, pare che i populismi di ogni sorta abbiano vita breve in Europa e anche che gli elettori, pur riconoscendosi con la pancia in alcune affermazioni di leader estremisti, poi votano con il cervello e con l’equilibrio tipico di chi ama il proprio Paese e non vuole vederlo crollare sotto il peso di oscurantismi di destra o di movimenti che non hanno ancora chiaro in testa cosa fare da grandi.

Da Parma a Genova, da Taranto a Palermo, ma anche in importanti comuni come Ladispoli, alle porte di Roma, il flop del M5S, fuori dal ballottaggio in tutti i capoluoghi di regione, non si può nascondere. C’è chi dice che il disastro Roma abbia influito, con una Virginia Raggi incapace di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, ma è anche vero che i pentastellati non sono radicati sul territorio, non hanno persone valide e preparate che possano conquistare il cuore dell’elettorato.

Soprattutto, non hanno una visione politica, non hanno progetti, dicono solo no a tutto.

Il mantra dell’onestà e della guerra degli scontrini è diventato nel tempo un ritornello da cabaret. “Ci taglieremo lo stipendio” è una buona idea che può attirare in campagna elettorale, ma per amministrare bene occorrono competenza, ascolto e capacità di sintesi.

lepen m5s

Il M5S, oltre al logo e a un bravo comico che inventa gag e sa riempire le piazze con le sue battute, non ha un leader credibile da offrire agli elettori più acuti.

Queste amministrative rappresentano certamente un avviso a Grillo e compagnia per le prossime elezioni politiche: se continuate così, il flop sarà assicurato anche a livello nazionale, al di là dei sondaggi che, non si sa come mai, vi favoriscono oltre ogni ragionevole dubbio.

Occhio, però, a dare il movimento 5 Stelle per morto: non è affatto così. La rabbia dei cittadini è ancora tanta e Beppe Grillo riesce a canalizzarla molto bene e a capitalizzarla politicamente. Ma quando il M5S si incontra con la Buona Politica, perde. E’ successo in tante città italiane in queste amministrative.

Il M5S cresce dove la politica si rivela sporca e corrotta, ma non riesce a fiorire davvero dove la Buona Politica è presente e si dà da fare, conquista cuori e menti dei cittadini e riesce a coinvolgerli nella soluzione dei problemi. E non con poche migliaia di firme sul web o con le comparsate dei più telegenici sulle reti amiche, ma con una sapiente indagine conoscitiva sul territorio e l’impegno individuale di chi si riconosce nei valori, li condivide e vuole trasmetterli alla gente. La buona politica punta a far progredire il singolo e la collettività. La comicità lasciamola a chi ama fare spettacolo e in fondo mostra disprezzo per quegli stessi che lo applaudono.

PS Legge elettorale, ai nostri parlamentari importa poco come si andrà a votare. A loro interessa di più il quando. Ed è ormai chiaro che certamente sarà dopo settembre. Soprattutto dopo che centinaia di parlamentari alla loro prima legislatura avranno acquisito il diritto alla pensione (circa un migliaio di euro al mese) una volta compiuti 65 anni. Mille euro sono mille euro, buttali via, coi tempi che corrono…

Ci hanno preso in giro con una settimana di altissima tensione, con la barzelletta del voto anticipato subito dopo l’estate – a cui non abbiamo creduto neppure un secondo – per poi mandare tutto all’aria e, come sempre, pensare solo al proprio tornaconto. Evviva la democrazia.