VIDEO | Referendum taglio parlamentari, presentate 71 firme. M5S attacca: “Lega partito delle poltrone”

Dopo le recenti defezioni di alcuni senatori azzurri legati a Mara Carfagna, si sono aggiunti senatori di Lega e Forza Italia: Pd: “Chi spera di ottenere la fine anticipata della legislatura, utilizzando il referendum, resterà molto deluso"

I Senatori Nazario Pagano, Andrea Cangini e Tommaso Nannicini hanno consegnato in Corte di Cassazione 71 firme di altrettanti Senatori per richiedere il Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

Dopo le recenti defezioni di alcuni senatori azzurri legati a Mara Carfagna, sono William De Vecchis, Roberto Marti, Enrico Montani, Pasquale Pepe, Massimo Candura e Claudio Barbaro i sei senatori leghisti che hanno firmato la richiesta di referendum per il taglio dei parlamentari presentata oggi in Cassazione.

Per Forza Italia si sono aggiunti nelle ultime ore Francesco Battistoni, Dario Damiani, Maria Alessandra Gallone, Marco Siclari e Roberta Toffanin, oltre a Francesco Laforgia per Leu.

Diverse le reazioni politiche. Manlio Di Stefano, deputato M5S e Sottosegretario agli Esteri, su Twitter cinguetta: “Vota 4 volte il taglio dei parlamentari, se ne vanta pure sui social ma poi chiede ai suoi senatori di dare le 6 firme mancanti per indire il referendum contro il taglio dei parlamentari. Questo è Salvini, questa è la Lega, il partito delle poltrone”.

Si fa sentire anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, “l’unico gruppo in Senato – ricorda la stessa Meloni – a non aver firmato per chiedere la celebrazione del referendum confermativo sul taglio del numero dei parlamentari. Una scelta coerente con i nostri voti in Parlamento, sempre a favore della diminuzione dei parlamentari. Una posizione che confermeremo quando si dovesse celebrare il referendum, chiedendo agli italiani di votare sì al taglio”.

Andrea Marcucci, presidente senatori Pd: “Il referendum e’ un fatto positivo sempre, anche sulla legge ‘taglia-parlamentari’. Io votero’ convintamente si, soprattutto dopo l’incardinamento della legge elettorale proporzionale. Chi spera di ottenere la fine anticipata della legislatura, utilizzando il referendum, resterà molto deluso”.