Vegani sì o vegani no? – di Simona Aiuti

Fino a qualche anno fa i vegani erano quasi visti come una setta, una strana categoria di persone che si nutriva di scialbe e sbiadite ciotole di riso integrale. Privarsi di carne, latte, uova miele e derivati sembrava una follia e forse un tantino estremista lo è per la maggioranza degli italiani, ancora legati al bucatino di mamma, al panzerotto di nonna e a quella piadina allo squacquerone che solo a pensarci viene l’acquolina.

Oggi però che in Italia sono circa quattrocentocinquanta mila individui, tra cui alcune famiglie, che si sono trasformati in una fetta di mercato da coccolare e cui guardare con attenzione, qualcosa è cambiato. Questo genere di regime alimentare – e il termine regime forse è leggermente calzante – si avvale anche di semi oleaginosi, legumi e cereali, ma per gli amanti delle salcicce suine sembra qualcosa d’improponibile, invece tanti vegani stanno bene e non rinunciano alla bistecca e alla polpetta, solo che sono vegetali.

Alla base di questa dieta c’è la volontà di non contribuire all’uccisione di animali, qualcosa cui hanno aderito personaggi come Bill Gates. Fondamentale è la convinzione che sia utile per la salute, mentre la motivazione ambientalista e quella spirituale sono del tutto marginali e forse fanno solo scena nelle riviste piene di orizzonti verdi e blu.

Dalle borse della spesa del vegano scompaiono le mozzarelle, del tutto le uova e lo yogurt, poiché anche per questi usi le mucche vengono macellate dopo quattro o cinque anni, stessa sorte tocca alle galline ovaiole, le quali al massimo campano due anni scarsi.

Quello che molti ignorano però è che la dieta vegana se non controllata cela dei pericoli insidiosi per la salute, come la carenza di ferro, poiché quello dei vegetali viene assorbito molto meno rispetto a quello contenuto nella carne. Inoltre si rischia un deficit sostanziale della vitamina B12, che, di fatto, non è presente in nessun vegetale. Per dirla tutta ci sono non pochi dubbi sui reali benefici della dieta del tutto vegana.

Facendo il punto della situazione, è senz’altro vero che chi mangia molti vegetali è più protetto dal diabete e da alcuni tumori, ma non esistono studi paralleli, in altre parole, se paragoniamo un vegano piuttosto che a un obeso, a uno che mangia poca carne, non ci sono differenze vere e concrete.

A sostenerlo è l’associazione italiana per la ricerca sul cancro. I vantaggi sono scarsi, trascurabili, legati al diminuito rischio di cancro, obesità e malattie cardiovascolari che, di fatto, si possono ottenere con una dieta bilanciata e con un po’ di attività fisica. Al contrario con la carenza di vitamina B12 può favorire nel corpo malattie del sistema nervoso, predisporre all’Alzheimer, e la carenza di ferro provoca anemia. Inoltre gli integratori cui devono ricorrere i vegani non sono del tutto efficaci. Indirizzare i bambini a questo regime, cronaca alla mano forse non è prudente, tuttavia l’elevato consumo di frutta e verdura in Italia fa ben sperare in ogni caso.