Opera, Anna Pirozzi a ItaliaChiamaItalia: ecco la mia Aida

Ad aprire la stagione lirica 2015/2016 al Teatro Regio della Capitale Subalpina è stata Aida. Opera musicata da Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni. Una regia spettacolare con William Friedkin. Un cast ben nutrito sotto la guida del grande direttore d’orchestra Noseda, dove spicca il soprano Anna Pirozzi.

Artista di forte spessore, acclamata in Italia e all’estero, sia per le doti vocali notevoli e poliedriche che per quelle recitative ad alta densità. Ha dominato l’estate veroniana imponendosi tra le migliori artiste al mondo nel ruolo di Abigaille. Artista dall’aspetto lirico e di grande raffinatezza. In ogni ruolo che interpreta abbonda sempre l’ingrediente che la caratterizza: la perfezione. Attesissimo, da pubblico e stampa a novembre, il suo debutto nel ruolo di Elisabetta nel Deveraux che la vedrà protagonista in Spagna. A colloquio con ItaliaChiamaItalia si racconta tra luci e ombre, tra pubblico e privato.
 
Com’è la tua Aida al Teatro Regio di Torino?

E’ un’Aida molto sentita. Molto sofferente, appassionata, innamorata e combattiva. E’ proprio come Verdi la voleva. Aspettavo da tempo di cantare in questo ruolo. Sono soddisfatta. Oltre tutto la regia è bellissima e colossale.

Quanto è importante la recitazione quando si canta un ruolo?

Senza dubbio è importante e si vede subito se un cantante lirico è concentrato solo nel canto, perchè la sua gestualità non è sciolta e naturale. La parte recitativa è espressione di tutto il corpo e se fatta bene arriva al pubblico. Non siamo certo come gli attori di cinema, ma ad una bella voce, necessita accompagnare una bella e naturale gestualità.

Quanto è stata tortuosa la strada che hai percorso per giungere dove sei ora, e quanto è difficile mantenere il livello al quale sei arrivata?

E’ stata molto dura. C’è stato un momento della mia vita in cui ho pensato di mollare tutto. Avevo però sempre un input dall’esterno che mi faceva credere nella mia voce. Dovevo solo avere un’occasione giusta e che qualcuno di talento mi ascoltasse. Così è stato e la mia carriera è iniziata dandomi grandi soddisfazioni. Mantenere il livello al quale sono arrivata è molto stressante, ma affronto il tutto con amore e passione.

Conciliare famiglia e lavoro è altrettanto impegnativo…

E’ molto impegnativo. Devo badare molto al mio equilibrio psico-fisico che devo continuamente coltivare. Ti posso assicurare che ci sono momenti di profondo sconforto, di sofferenza perchè sono sola e fuori casa senza la mia famiglia. La lontananza mi pesa, ma appena possono i  miei cari viaggiano con me.

La grinta che hai per questo lavoro ti ha insegnato anche ad affrontare le problematiche della vita in maniera diversa?

Sì, credo proprio di sì. Prima di intraprendere questa carriera ho fatto altri lavori, ma al mattino mi alzavo sempre annoiata e con la sensazione che quel lavoro per forza dovevo farlo. Da quando la mia attività è il canto, scendo dal letto radiosa, con la voglia di lavorare e la passione che cresce in me.

A dicembre ti aspetta il debutto nel ruolo di Elisabetta nel Roberto Deviraux, a Bilbao. Felice di questo nuovo ruolo?

Quando mi è stato proposto questo ruolo, grandi discordie sono nate con familiari e amici stretti. Li avevo tutti contro e mi sconsigliavano vivamente di accettare tale proposta, poichè Donizetti, come Rossini, è per eccellenza Belcanto, mentre la mia impostazione è verdiana. Ho voluto accettare questa sfida. E’ un ruolo forte con recitazione ad alto livello e sono contenta di avere accettato.