‘Nessuno ci capi’ niente’. Il Daily Beast sintetizza cosi’ il contenuto delle 100 pagine di mail diffuse dalla Casa Bianca, quelle sui contatti nei giorni immediatamente dopo l’attacco di Bengasi tra l’intelligence e l’amministrazione. Pagine che lasciano ‘piu’ domande che risposte’ su una vicenda che vede Barack Obama, prima del voto e ancora oggi, al centro di violenti attacchi da parte dei repubblicani, che lo accusano di non aver detto tutta la verita’. Tesi, questa, che pero’ dalle carte esce un po’ malconcia. Semmai da queste email emerge in modo chiaro una certa tensione tra la Cia e il Dipartimento di Stato sui cosiddetti Talking Points, sul modo di comunicare all’opinione pubblica i dettagli su quanto accaduto quella notte. Le carte infatti confermano come erano presenti diverse versioni sull’attentato in cui lo scorso 11 settembre morirono quattro americani, tra cui l’ambasciatore Chris Stevens.
Ma al di la’ di questi problemi, che del resto hanno segnato l’ultima parte della campagna elettorale, da questi messaggi interni si capisce che nessuno riusci’ a dare un quadro definitivo dei fatti. Esattamente quattro giorni dopo l’assalto al consolato Usa, l’intelligence americana sapeva molto poco su cosa fosse accaduto, su chi fossero gli aggressori e soprattutto se l’attacco fosse stato pianificato o meno.
Il 14 settembre ci fu una grande discussione interna se menzionare o meno tra i probabili autori degli attacchi Ansar al Sharia, una milizia jihadista considerata vicina ad Al Qaida, cosi’ come suggerito da un primissimo rapporto della Cia.
Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato, chiese lumi su cosa fare, chiedendo se citare questa organizzazione avrebbe pregiudicato le indagini ancora in corso. Pare che l’Fbi non avesse nulla in contrario. Ma alla fine perfino la Cia, prima ancora che l’amministrazione, decise di omettere questo particolare nelle bozze successive. Una decisione che tuttora fa gridare allo scandalo l’opposizione repubblicana, che spinge per dimostrare che quell’attentato si sarebbe potuto evitare. Tuttavia, un dettaglio indebolisce la loro campagna anti-Obama: sempre in quei primi rapporti la Cia per prima ammise che tra le ipotesi in campo c’era anche quella che gli attacchi fossero spontanei, provocati dalla rivolta contro il video anti-Islam, sull’onda delle manifestazioni scoppiate al Cairo. Insomma, neanche la Cia aveva le idee molto chiare.
Sempre il giorno di quelle polemiche tra l’Intelligence e il governo, il National Counterterrorism Center (NCTC), scriveva: ‘Man mano che il tempo passa stiamo acquisendo piu’ informazioni, ma al momento non abbiamo un quadro completo di cio’ che e’ accaduto’. A conferma che non ci fosse una verita’ scomoda da occultare, ma tanta, tanta confusione. E comunque, almeno a giudicare i sondaggi di oggi, tutta la vicenda non sta minimamente intaccando l’immagine di Hillary Clinton, allora segretario di Stato, la cui popolarita’ resta enorme: tanto che si trova sempre in testa su qualsiasi candidato repubblicano in una potenziale corsa per la Casa Bianca nel 2016.
































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